La ferrovia e l’incanto della Valle Roveto nel 1924

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Grazie alla cortesia dell’Archivio Bini pubblichiamo l’intero capitolo sulla Valle Roveto tratto dal raro libro di Luigi Bologna “Saggi di Itinerari Turistici per l’Abruzzo e Molise” Tip. del “Risorgimento d’Abruzzo e Molise” Roma 1924. Quello che colpisce, nell’interessante cronaca di un viaggio in ferrovia attraverso l’Abruzzo agli inizi degli anni ’20, è la già allora evidente vocazione turistica del territorio in tema di sviluppo sostenibile. “Alla Valle Roveto si accede da un lato della Terra di Lavoro e dall’altro dalla Conca Fucense, attraverso la ferrovia Avezzano-Sora-Roccasecca o a mezzo della strada carrozzabile.

coverLa strada ferrata, non ha caratteristiche bellezze da Roccasecca in su, se si toglie la fuggevole visione di Isola del Liri ma è veramente di grandiosa ed ardita costruzione ed offre lo spettacolo di incantevoli panorami, da Balsorano ad Avezzano. La fertilissima valle, solcata dal Liri, è attraversata da un capo all’altro, ed il fiume è doppiato, in molti punti, su ponti poderosi e travature metalliche. Ma l’incantevole s’offre al viaggiatore, subito dopo Canistro; là dove la strada ferrata, traforato il colle di Pescocanale, si avvia con pendenze, che vanno dal 9 al 25 per mille, verso la stazione di Capistrello. La valle va ristringendosi mano mano, fino alla strozzatura di Capistrello; e la strada ferrata deve inabissarsi spesso entro le cavità dei monti, per superare le barriere naturali. Infatti, si incontrano le due gallerie della Parata e dello sperone e quindi quella lunga 1327, detta di Capistrello, che è tutta in curva.

All’uscita, per un breve tratto, si scorge, alla destra, l’insenatura dell’emissario fucense, tra picchi e balze orridamente belli. L’acqua bolle, nel cavo sottostante, nel vorticoso fluire: mentre la massa cospicua dell’emissario Torlonia, già Cluadio, si versa nell’enorme squarcio del monte tra un velo di spume e un ricamo di vapori. Subito dopo il treno si inabissa novellamente entro la galleria detta dell’emissario; e quando ne esce, si ha la possibilità di vedere il paese di Capistrello. Ma qui tutto è fuggevole: le visioni non hanno la virtù di protrarsi a lungo. La natura del luogo ha richiesto dalla fantasia dei tecnici le più ardite concezioni d’ingegneria. Le gallerie elicoidali si susseguono, per dare agio alla ferrata di superare dislivelli non indifferenti e barriere naturali poderose.

Si entra nella galleria della Giorgia di metri 1412, la cui pendenza è circa del 20 per mille. L’andamento sinuoso del traforo permette di raggiungere la stazione di Capistrello, a metri 724 sul mare, nel bordo della silenziosa e verde pianura Palentina. Dalla stazione di Civitella Roveto (metri 518) abbiamo superato un dislivello di 206 metri, su undici chilometri di percorso. La galleria del Salviano dà quindi agio di entrare nella conca Fucense e di raggiungere Avezzano, ove la ferrovia si innesta alla Roma-Castellamare; così come, a Roccasecca, si innesta alla Roma-Napoli. La ferrovia, dunque, offre visioni panoramiche incantevoli e dà agio di scendere a Capistrello, a Canistro, a Civitella Roveto, a Civita d’Antino, a Morino, a S, Vincenzo Valle roveto, a Balsorano, ove la villeggiatura potrebbe essere avviata con fortuna, qualora le condizioni edilizie venissero migliorate. Del resto, Civitella forma, anche oggi, la meta di qualche famiglia romana, che ama le solitudini della vallata del querulo Liri; mentre Civita d’Antino è stato, per il passato, senza dubbio, un soggiorno delizioso per stranieri amanti del panorama. Infatti numerosi artisti danesi, svedesi, norvegesi e tedeschi venivano, or sono oltre 15 anni, a dipingere le bellezze di questa Svizzera d’Abruzzo. Ed a Civita d’Antino si conservano, in una stanza custodite religiosamente, memorie di questo passato di glorioso trionfo dell’attrattiva esercitata dal vezzoso paese, che già fu sede dell’antica “Antinum”, di cui si osservano ruderi numerosi. Avemmo occasione di visitarla, or sono quattro anni. Ed un sacerdote colto e geniale ci fece da amorevole guida.

La fama di Civita d’Antino si deve al fatto che dai suoi picchi famosi si può agevolmente scorgere da un lato tutta la Valle Roveto, fino a Capistrello e dall’altro, fino a Balsorano. Se si pensa che Civita si trova alle falde di un monte (Grotta Ferretti 1742 m.) ed ha una strada carrozzabile, davvero “bianco e levigato nastro” si può arguire come la sua posizione si offra con facilità alla industria del forestiero. Anche Canistro si offrirebbe per altezza (831 m.) e la posizione; ma non è servito da strada carrozzabile. Balsorano aveva un castello, che fu dei Piccolomini; un castello di grande bellezza; ma il terremoto deve averlo in parte annientato. Morino aveva una miniera di ferro; ora abbandonata e a S. Vincenzo una cava di marmo che somiglia all’alabastro. La Valle roveto, fertilissima, produce cereali, vini, legumi, olivi, frutta in abbondanza ed ha pascoli ottimi e molta selvaggina. I cacciatori vi potrebbero andare vantaggiosamente. Ma l’incanto maggiore sarebbe nel recarvisi in auto, per la strada carrozzabile, un dì percorsa dalla cigolante corriera. Da Avezzano si sale la strada così detta del Salviano, che fa ammirare la grande distesa del piano fucense. Dopo giri e svolte per forre sonore, si arriva al valico, tra i monti Ciramari e il monte d’Aria (1001 m.). Si scorgono il Velino e la Maiella, lontana, dietro la cortina delle montagne marsicane. Dal lato opposto, i piani Palentini, cui fanno da scudo montagne fitte di boscaglie. Si discende fino al piano; si raggiunge Capistrello (641 m.), dal cui centro si godono paesaggi incantevoli; e per una strada, incassata nel duro fianco del monte, si discende dolcemente a valle, tra continui “tourniquets”, in un susseguirsi di opere d’arte di protezione. I ponti in muratura sono numerosi. A valle si incontra S. Croce di Canistro, da dove, per Filettino, si può raggiungere la provincia romana, su strade mulattiere. Meta ricercata di escursionisti ed alpinisti. A chilometri 21 circa da Avezzano, la strada raggiunge il piano a livello del fiume e tocca Civitella Roveto (490 m.), da cui si può ascendere il monte Viglio (2156 m.); che fu meta sovente delle escursioni alpinistiche di Leonida Bissolati, quando, nel cuore dell’inverno, tutto era incappucciato di neve. L’alta valle, in cui è sita la frazione di Meta, alle falde del monte Viglio, è veramente bella, silente e salubre.

Più a valle, la strada si innesta al ramo che sale dolcemente a Civita d’Antino, di cui abbiamo parlato. Si raggiunge, quindi, Morino (550 m.) dalle squisite trote del Liri; per proseguire, tra un incanto di panorami ed un folleggiare di vegetazione, per S. Vincenzo V. R. e Balsorano (430 m.), a chilometri 42 circa da Avezzano. Più oltre di due chilometri circa, è il confine con la Terra di Lavoro. La Valle Roveto, che sta al confine tra l’Abruzzo, il Lazio e la Campania, è veramente meritevole di attenzione. Se fosse più curata dagli Enti, dal Governo e dagli abitanti stessi, potrebbe, senza fallo, divenir meta di villeggiatura, per chi aspira veramente alle aure salubri ed ai silenzi idilliaci, che riparino l’organismo leso dalla mefite e dal frastuono delle città rumorose”.

Luigi Bologna “Saggi di Itinerari Turistici per l’Abruzzo e Molise” Tip. del “Risorgimento d’Abruzzo e Molise” Roma 1924

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