La Valle Roveto Nella Geografia | Storiografia della Valle Roveto

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Il Liri, che comincia a scorrere nella nostra valle dopo pochissimi chilometri di distanza dalla sorgente, senza dubbi il nostro nome geografico più remoto nel tempo. Esso conobbe tutto il passato di Valle Roveto e continuò poi per millenni a trascinare con sé fino al mare il racconto a noi ignoto delle epoche geologiche e la segreta, leggendaria narrazione dei fatti primitivi da quando l’uomo appare per la prima volta in questa regione. Da allora gli abitanti di esse amarono questi monti, da cui ogni mattina il sole si levava e dietro cui tramontava ogni sera. Avrà visitato la Valle Roveto il geografo greco Stradone (65 circa a. C.-24 circa d. C.), che fa scendere con impeto verso Sora il fiume Liri, chiamato Clanis anticamente, diretto al Tirreno per Fregelle e Minturno?. E quando apparve sulle prime carte geografiche la terra bagnata nel primo tratto del suo corso del Liri, che poi a pochi chilometri dalla foce prende il nome di Garigliano?

Può sembrare la nostra una digressione, ma è opportuno subito dire che la Geografia solo in tempi a noi molto vicini ha compiuto progressi straordinari. Fino al secolo XVI Tolomeo (100-178 d. C.) rimase l’unico e incontrastato autore in tale materia. Le 27 carte geografiche dell’autore dell’Almagesto furono le sole a circolare per circa 14 secoli e a dare una vaga immagine del mondo conosciuto. Dal IV secolo al XVI della nostra era!.Quale posto mai poteva trovare in quelle carte una piccola e povera regione, come la nostra, se città e luoghi molto più importanti vennero trascurati o confusi, e spesso neppure citati?.Così in geografia segnò per Valle Roveto un periodo nuovo solo il secolo XVI. Il Rinascimento diede il nuovo indirizzo: solo nel periodo del Rinascimento circolarono per tutta l’Europa in raccolte sistematiche le nuove carte geografiche, che sempre più perfezionandosi, ci hanno fatto conoscere il mondo e fissato sulla carta tutte le regioni, anche le meno note. Ai Paesi Bassi il merito maggiore di aver contribuito al progresso degli studi geografici, divenuti in seguito generali, per opera di celebri studiosi, quali l’Ortelio e il famoso Gerardo Mercator. Il Cluver, a cui si accennerà fra poco, continuò quella scuola e deve essere additato anche oggi all’ammirazione dei posteri. Dopo questi pionieri, dalla metà del 1600 in poi, si è delineato un mirabile e continuo progresso della Geografia, che ha offerto agli studiosi in chiare e dettagliate cartine i luoghi meno importanti d’Italia e d’Europa. A tale rapida ascesa di una scienza, rimasta ferma per troppi secoli, concorsero sempre anche gli Italiani: dai primi passi del lontano Cinquecento fino alle insuperabili carte De Agostini o alle stupende Guide del benemerito Touring Club Italiano.

Certamente non è possibile avvicinare, per stabilire un confronto, gli incerti tentativi degli antichi alle superbe realizzazioni dell’età moderna. Oggi gli Atlanti sono completi e ci presentano con criteri sempre più scientifici le posizioni geografiche delle nostre terre, i nostri confini, i nostri fiumi, i nostri monti, le località abitate, le nostre strade. Che dire infine delle cartine militari?. Esse non dimenticano nulla e ci descrivono paesi, frazioni, piccole borgate, valli, ruscelli, sentieri, colli, valichi sconosciuti della terra dove siamo nati, rivelandoci particolari che a volte sono sfuggiti alla nostra ricerca appassionata e al desiderio di conoscere le terre a noi care. Ed ora, dopo la digressione, prima di descrivere la Valle Roveto, come appare dalle carte geografiche di oggi, mi piace di esporre in sintesi il posto che ad essa riservarono i secoli XVI e XVII. Sotto il pontificato di Gregorio XIII (1572-1585), fu costruita nei Palazzi Vaticani la Galleria delle Carte Geografiche da Ottaviano Mascherino. Furono affrescate sulle pareti della Galleria, su disegno del domenicano Ignazio Danti, poi Vescovo di Alatri (1583-1586), tutte le regioni d’Italia. Restaurate al tempo di Urbano VIII (1623-1644), queste Carte Geografiche costituiscono il documento cartografico più importante dell’ultimo Rinascimento. Nell’affresco dell’Italia Nova, che appare visibilissimo, è ricordata Ciu.d’Antina. Riporto il suo nome come è scritto nella parete. L’odierna Civita D’Antino è designata con uno dei suoi nomi medioevali: Antina o Antena, infatti, ricorrono spesso nelle cronache dei primi tre secoli del secondo millennio della nostra era. La carta geografica dell’Italia Nova, cui ho sopra accennato, si basava sulle notizie e sui dati di F. Biondi e di R. Volaterrano. In una seconda carta geografica, che descrive l’Italia Antiqua, al posto di Ciu. d’Antina troviamo Anxantia. Pochi anni dopo, come dirò subito, anche Filippo Cluver, che molto probabilmente attinse per la sua opera alle stesse fonti storiche degli affreschi vaticani, incorse nello stesso errore. Questa carta, conforme a quanto tramandato dagli antichi geografi Stradone e Tolomeo, presenta i Marsi quasi confinanti col territorio di Sora. In altri termini i confini tra Marsi e Volsci sono più o meno quelli attuali delle province dell’Aquila e di Frosinone. In una terza carta geografica della Galleria, quella dell’antico Aprutium, che comprende tutto l’odierno Abruzzo (ed io mi limito al solo bacino del Liri, dalla sorgente del fiume alla sua uscita dalla Valle Roveto), sono ricordati i paesi, situati a sinistra e a destra del Liri. Ne riporto i nomi come si leggono anche oggi da chi si reca a visitare i Musei Vaticani. I nomi non sono tutti esatti.

E’ facile pensare che gli errori siano dovuti a chi ebbe l’incarico di trascriverli sulle pareti: egli non conosceva certamente i nostri paesi nella loro giusta grafica. Il lettore di questo mio studio li troverà nelle note col loro autentico nome e con lo stesso ordine della Galleria Vaticana. A sinistra del Liri, che nasce a Capodocio (Cappadocia) sono riportate in ordine le seguenti località: La Putrella, C. di Fiume, Capistrello, Bocca dell’Emiliano, C. d’Antona, Morro, S. Giovanni, C. di Grano. Un errore madornale trovare Bocca dell’Emiliano al posto di Bocca dell’Emissario! Si tratta dell’emissario dell’imperatore Claudio. Civita d’Antona sta in luogo di Civita d’Antino e Morro in luogo di Morrea. Altro errore imperdonabile è C. di Grano (Castel di Grano) per Balsorano. Una strana novità questo nome! Che Balsorano si chiamasse Balsorano nel secolo XVI è noto da tutti i documenti. Tutto al più si scriveva Balzarano, Balzeranno o Balzorano, ma mai Castel di Grano. Intanto la confusione, creata da questo ultimo nome, portò a dare una falsa etimologia ed una falsa interpretazione di Balsorano; infatti lo stemma di Balsorano, creduto Castello del Grano, presenta anche oggi un fascio di spighe di grano: uno stemma che non ha nulla a che fare con Valle Sorana, il vero antico nome, che, corrompendosi col tempo , diede origine a Balsorano. A destra del Liri, nella carta che vado analizzando, si trovano Peschio canale, Canestro, Civitella, Merino, Rendenara, R. de vino.(Pescocanale, Canistro, Civitella Roveto, Morino, Rendinara, Roccavivi). Anche qui quella che fu sempre Rocca de Vivo, fin dal secolo XII, è diventata per grave errore R. (Rocca) de vino. Nella carta geografica dell’Italia antica, inserita nel testo di Geografia di Filippo Cluverio (1580-1623), troviamo Anxantia sulla riva sinistra del Liris. La località è posta precisamente nella posizione di Civita d’Antino (l’antica Antino). Come è facile vedere, questo geografo della prima metà del seicento, ha confuso grossolanamente Antino, la cui identità non ammette discussione, con Anxantia, località fino ad oggi incerta tra gli storici sulla antica ubicazione e derivata sicuramente dal popolo degli Anxantini, di cui parla Plinio nella sua Storia Naturale e di cui si parlerà esaurientemente nel presente lavoro nel capitolo sugli Antinati. Lo stesso autore, il Cluverio, nella breve e rapida descrizione delle genti, che popolarono l’Italia centrale, e delle loro principali città, commette un altro gravissimo errore, confondendo Marruvium, la più importante città Marsi, costruita sulla riva orientale del Fucino (l’odierna S. Benedetto dei Marsi), con Morrea, piccola frazione del Comune di S. Vincenzo Valleroveto.

Tra Marruvium e Morrea c’è solo assonanza nei nomi e nulla più; e questa assonanza avrà certamente indotto in errore il Cluverio. Non dimentichiamo però i primi tentativi di carte geografiche e che il Cluverio si era cimentato in una ardua fatica: la descrizione di tutto il mondo allora sconosciuto. Inoltre la storia non aveva fatto i progressi dei secoli XIX e XX. *** Anche Muzio Cenobio, lo storico dei Marsi, ha inserito nella sua opera una cartina geografica della Marsica. In questa cartina sono designate due località di Valle Roveto: Il paesello di Pescocanale (frazione di Capistrello) e la Serra S. Antonio, sul crinale dei Monti Simbruini. Vi è pure tracciata, in modo molto vago e rudimentale, una linea, che nell’intenzione dell’autore, voleva segnare il corso del fiume Liri. Il Febonio parlava della Valle Roveto soltanto incidentalmente, come regione di confine della sua diocesi. Egli in particolar modo doveva interessarsi della Marsica e della diocesi dei Marsi. Infatti, la sua carta geografica porta la seguente didascalia: Nomina oppidor. Dioecesis Marsor.. *** Dopo questi cenni, ritorno al fiume Liri e alla Valle Roveto. A circa 1000 metri sul livello del mare, presso la località di Capistrello, sorge il Liri, che dà subito il suo nome al paese posto dirimpetto alle sue sorgenti, Petrella Liri Scende poi impetuosamente ed inizia il cammino per la stretta Valle della Nerfa. Da Cappadocia a Minturno percorrerà 158 chilometri. Lo storico fiume, che si la scia a sinistra Pagliara e poi Capistrello e scorre in una gola, a volte angustissima, dopo aver ricevuto, a destra, prima dell’emissario del Fucino, le acque della Valle del Mezzone, giunge al Canale. Il Canale, così documentato da un millennio, un corridoio fra due pareti di roccce, che lascia il Liri passare dalla Valle della Nerfa alla Valle Roveto, dà il nome al paesello dominante dall’alto della rupe: Pescocanale (m. 691). La piccola valletta, chiusa fra Capistrello e Pescocanale, attraversata dal Liri e dalla strada ferrata Roccasecca-Avezzano, vista dal ponticello del fiume, è una conca di rara bellezza. L’orrido e il pittoresco, il rupestre e il verde, le cime lontane dei monti e gli strapiombi delle rocce vicine, lo scroscio delle acque e l’azzurro del cielo, la ferrovia che si nasconde nelle gallerie e poi riappare improvvisa, come le casa che si aggrappano sulle pendice, fanno di questa valletta un luogo straordinario che pochi sanno, perché fino a oggi nessuna strada degna di questo nome la percorre e soltanto la conosce chi scende dal treno alla stazione di Pescocanale o a questo paesello risale dopo essere venuto per un sentiero impossibile da Capistrello. Il Liri così, dopo la gola di Pescocanale, trova davanti a sé la Valle Roveto, che si apre larga e stupenda da nord a sud, fiancheggiata a destra dalle catene dei Simbruini e degli Ernici e a sinistra da un’altra catena che divite la nostra valle dalla conca del Fucino.

Questa catena, partendo da M. Salviano (m. 900), correndo quasi parallela ai Monti Simbruini, da M. Orbetta (m. 1551) giunge ai m. 2003 di M. Cornacchia, ai confini tra Balsorano (L’Aquila) e Pescosolido (Frosinone). Una visione superba per i suoi panorami e il suo alpestre paesaggio offre la valle Roveto a chi, venendo da Avezzano, dopo il Km. 14 della nazionale 82, lascia l’abitato di Capistrello, e, percorrendo la strada suddetta, scavata sul dorso della montagna, scende da quota 700, per continue curve, verso Civitella Roveto (m. 562), situata presso poco al centro della valle. Così dalla strda, difesa dalla montagna e da una salda muraglia di pietra, vediamo, come stando su un balcone, Pescocanale, che si arrampica lassù con le sue vispe casette. Giù, nel fondo della Valle Roveto, serpeggia il Liri, mentre al di là del fiume, su un colle, circondato da castagneti, si scorge Canistro Alto (m. 826). Ai suoi piedi è sorta oggi la grossa borgata di Santacroce (m. 554), diventata poi Canistro e capoluogo del Comune. Non abbiamo pianure in Valle Roveto. Solo nel fondo valle insignificanti zone piane, soggette ad essere inondate, ogni qual volta il fiume è in piena. Tutta la valle è accidentata. Colline e burroni scendono dalle due catene montuose. Altre colline, particolarmente nella zone occidentale, corrono parallele alle montagne e formano spesso altre piccole valli, anzi a volte delle incantevoli conche. Su Canistro domina Monte Viperella (m. 1836). Poi, volgendoci a sud, per i confini che separano Valle Roveto dalla provincia di Frosinone, incontriamo il valico della Serra S. Antonio (m. 1601), ove da pochi anni transita la strada carrozzabile che unisce Capistrello a Filettino. La catena si innalza sempre di più e così, nel massiccio dei Cantari, troviamo la vetta più alta, il Monte Viglio (m. 2156). Alle pendici dei Cantari è Meta (m. 1051), frazione di Civitella Roveto. Dal Viglio l’altezza discende. Il territorio montuoso della Valle Roveto si distende più largo e forma un arco che tocca Monte Pratiglio (m. 1887), monte Crepacuore (m. 1997), Monte Pozzetello (m. 1915) e Campovano (m. 1992). A Monte Orata (m. 1913) abbiamo l’estremità dell’arco e il punto più lontano dal centro della Valle Roveto. Da qui l’arco rientra e i confini con la provincia di Frosinone, passando non molto lungi da Monte Rotondo (m. 1801), lambiscono prima Monte Ferrera (m. 1421), salgono a Monte Prato (m. 1806), dominano Colle Cavillo (m. 1014) e il paese di Rendinara (m. 914), riprendono quota a Monte Ginepro (m. 1971) per culminare a metri 2037 col Monte Pizzodeta. Questo, visto da Balsorano, sembra una piramide superba lanciata al cielo. Da Monte Pizzodeta la catena montuosa precipita giù al Vado della Rocca (m. 1566), poi ripiglia a salire fino a Serra Comune, (m. 1862) proseguendo verso Serra Alta (m. 1710).

Da quest’ultima zona scende una linea giù nella valle, attraversa la ferrovia Roccasecca-Avezzano, il Liri e la strada nazionale al Km. 48, risale per Colle Castagno, si lascia a sinistra Ridotti, frazione di Balsorana e si porta a quota 2003: Monte Cornacchia. Sono segnati da questa linea i confini meridionali della Valle Roveto e della Provincia di Frosinone. La catena domina ad oriente la Valle Roveto, partendo dai Tre Confini (m. 1998) e andando verso nord, presente le cime di Colle Vallanetta (m. 1970), Monte Breccioso (m. 1982), Colle Pizzuto (m. 1709) e Colle Mattoni (m. 1528), nei cui pressi un nome, il Fontanile di S. Elia, ci richiama a ricordi lontani, ad una memoria sacra, oggi sepolta dal tempo. Sempre puntando a nord, da Forca Colubrica (m. 1553) passiamo a Colle La Croce, che domina Morrea (m. 760) e al Santuario della Madonna della Ritornata ( circa m. 1200), attraversiamo la zona Laghetto (circa m. 1500), il Colle Stazzo Pavone (m. 1770), il Colle Grotta Ferretti (m. 1742), e dopo Monte Longagna (m. 1777) giungiamo a Monte Romanella (m. 1759), per ridiscendere subito su monte Bello (m. 1573), ove svetta una croce di legno, visibile da Civitella Roveto. La catena montuosa, che abbiamo or ora descritta, separa la Valle Roveto dal territorio dei Comuni di Villavallelonga, di Collelongo, di Tra sacco e di Luco dei Marsi. Infine, risalendo ancora a settentrione, di fronte a Canestro si leva Monte Orbetta (m. 1557). Posto quasi all’inizio di Valle Roveto, avrà questo monte, come ho già accennato, dato il nome alla nostra Valle, che attorno all’anno 1000 era conosciuta col nome di Valle di Orbeto?. Più a settentrione ancora, il Colle La Ciocca (m. 1380). Tirando una linea da questa ultime altura in direzione di Monte Viperella, toccando le pendici di Pescocanale, avremo tracciato i confini settentrionali di Valle Roveto. Dopo aver dato i confini della Valle Roveto, torno alla sua descrizione generale, riprendendo le mosse da Civitella Roveto. Continuando da Civitella Roveto per la strada 82 verso mezzogiorno, ci lasciamo a sinistra Pero dei Santi, frazione di Civita d’Antino che abbandonarono il vecchio paese. In alto si scorge, sempre a sinistra, Civita d’Antino (m. 904), l’antica Antino, congiunta alla Nazionale da una comoda strada di circa 9 chilometri. Sono in corso dei lavori in questi mesi per renderla ancora più larga. Siamo ora arrivati alla stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino. Oltrepassata la strada ferrata, al di là del Liri, all’inizio di una valle secondaria, senze dubbio la più larga fra le piccole valli di Valle Roveto, è sorto dopo il 1915 il nuovo Morino. La valle di Morino, che risalendo la corrente del Romito porta per la borgata di Grancia allo Schioppo, è fiancheggiata da un lato dal colle, ove sorgeva prima del terremoto l’antico Morino, e dall’altro dalle colline che si susseguono ininterrottamente fino alle pendici di Rendinara.

Questa conca meravigliosa, che in primavera è tutta un trionfo di verde e di lussureggiante vegetazione, offre allo sguardo lo spettacolo della caduta dello Schioppo. Le acque di esso, accresciute da altre sorgenti, formano il Romito, il fiumicello che corre ai piedi di Grancia per confondersi infine con le acque del Liri, dopo aver attraversato l’abitato del nuovo Morino. Lassù, sui monti, addossata alla rupe, è fabbricata un’antica chiesetta: la Madonna del Cauto, mentre a sinistra di chi guarda i Sinbruini, proprio alle falde dei monti, è visibile il grosso paese di Rndinara, frazione di Morino. Dopo la stazione ferroviaria di Civita d’Antino-Morino, dove sono sorte in questi ultimi tempi molte case, sempre procedendo per la Nazionale 82, la Valle Roveto restringe ancora. Al Km. 28 troviamo un punto più strozzato; poi immediatamente la valle si allarga di nuovo. A destra, sopra una collina, si adagia Castronuovo (m. 525); per Castronuovo, frazione di S. Vincenzo Valleroveto, passa la strada di 10 chilometri che allaccia Rendinara alla Nazionale. Intanto, dopo avere oltrepassato il bivio per Morrea Superiore al Km. 31 e le numerose case, sorte nella zona di Morrea Inferiore, siamo davanti alla Chiesa di S. Restituta. E’ stata questa chiesa, esistente già nel secolo X, ricostruita dalla fondamenta dopo il bombardamento che, nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, la distrusse. A Valle scura, Km. 35, il bivio per S. Vincenzo Valleroveto Vecchio (m. 565), l’antico paese, fino al 1915 sede del Comune. S. Vincenzo Vecchio e più oltre S. Giovanni Valleroveto Superiore (m. 519) sono situati, a sinistra del Liri, su deu colline, non molto distanti fra loro. Al Km. 36 invece, a destra, per una strada di poche centinaia di metri, si giunge, dopo avere attraversato un ponte sul Liri e il sottopassaggio della ferrovia, al nuovo S. Vincenzo Valleroveto (m. 340), sede Comune. Procedendo ancora per la Nazionale 82, ci rimane a sinistra il gruppo di case di S. Giovanni Valleroveto Nuovo (m. 360) e infine, dopo il bivio, a destra, al Km. 40, per Roccavivi (m. 360), arriviamo a balsorano (m. 337), ultimo Comune di Valle Roveto. A un chilometro e mezzo da Balsorano, a sinistra, si leva a 400 metri di altezza il Castello di Balsorano, appartenuto dal 1463 ai Piccolomini, passato nel secolo scorso ai Conti Lefebre, più tardi ai Marchesi di Casafuerte e solo da alcuni decenni agli attuali padroni, i signori Fiastri. In direzione del Castello, molto all’interno dei monti, a 970 metri sul livello del mare, come un nido di aquile, quasi alla cima di un erto e difficile vallone, è scavata la Grotta di S. Angelo. Seguono, a destra del Liri, il alto, la frazione di Collepiano (m. 470), al Km. 45, e a sinistra, sotto i monti, la frazione di Ridotti (circa m. 670). Collepiano e Ridotti fanno parte del comune di Balsorano. Al Km. 48 la Valle Roveto geografica è terminata.

*** La Valle Roveto, che ha inizio da Pescocanale, si prolunga dal Km. 14 al Km. 48 della Nazionale 82. Ora si allarga, ora si restringe, poi torna ad allargarsi, offrendo all’occhio del visitatore scene sempre nuove nei suoi colli ridenti, nei suoi ripidi valloni, scavati nella roccia della montagna, negli incantevoli paesaggi, nella molteplice serie di spettacoli che creano i contrafforti delle sue catene montuose. E’ un inserire di verde, di boschi, di alture, di valli che scendono dai monti o corrono parallele con essi. Delle valli, alcune sono percorse da acque perenni che si gettano dopo breve corso nel Liri, altre soltanto da torrenti scroscianti nel periodo invernali, durante piogge torrenziali o nello scioglimento delle nevi. A Canistro, una copiosa sorgente, quella della Sponga, dopo una bella cascata, alimentò un’antica cartiera. Ai piedi dei Cantari abbondanti acque (Capillacqua e Peschito) da tempi immemorabili hanno dato vita ai mulini di Civitella Roveto e di Meta. A Morino l’acqua del Romito è sfruttata con due salti da due centrali elettriche. Tutto il versante del Liri, a destra, è ricco di freschissime sorgenti. Non altrettanto possiamo dire del versante sinistro, dove non mancano acque sorgive, ma non certo sufficienti alle necessità delle popolazioni che vi abitano. Il Liri è ingrossato dalle acque della Sponga, da due piccoli ruscelli, che bagnano a destra e a sinistra l’altura ove sorge Civitella Roveto, dal Fosso di S. Benedetto, distante circa un chilometro dai due suddetti corsi d’acqua, dal Romito di Morino, dal Riosondolo, che scende impetuoso da Rendinara, dal Sambuceto, che scorre nei pressi di Collepiano (Balsorano). Nel versante sinistro non si contano i numerosi torrenti che per i vari burroni, scavati nella montagna, portano acqua nel Liri nella stagione invernale o nel periodo delle piogge. Ricordo i principali, partendo dal sud: Torrente Confino poco dopo il Km. 48; subito dopo il Torrente Villa e quasi al Km. 46 il Torrente dei Sassi. Proseguendo, incontriamo Torrente Maltempo al Km. 43, Torrente Bonomie al Km. 40, Torrente Risacco al Km. 39,400, Torrente Blasetti al Km. 38,200, Torrente Fissatone al Km. 37,100, Torrente Coppeto al Km. 36,500, Torrente Marie al Km. 36,200, Torrente Lesca Longa al Km. 34,600, Torrente dei Tassi al Km. 32,400, Torrente Pantalè al Km. 31,200, Torrente S. Elmo o Tenente, (non è esatto storicamente, si doveva scrivere piuttosto S. Erasmo oppure S. Eramo) al Km. 30,300, Torrente Roscia al Km. 29, Torrente Valle della Noce al Km. 28,900, Torrente Vallicella al Km. 28,300, Torrente Lanne al Km. 27,800, Torrente della Mola al Km. 26,600, Torrente Casamara al Km. 26,100, Torrente di Capone al Km. 24,100, Torrente del Cavaliere al Km. 23,400, Torrente dei Giovenchi, che passa sotto il ponte di S. Nicola, dopo il km. 22, all’ingresso dell’abitato di Civitella Roveto.

Il Liri, rinomato fino a pochi anni fa per le sue trote squisite e che ha alimentato per varie generazioni con le sue acque numerosi mulini, servendo anche ad irrigare i campi del fondo valle, sfruttato da tre centrali elettriche (Canistro, Morino e Balsorano), si è ridotto in questi ultima anni ad un povero rigagnolo, specialmente in estate. Per chi nacque e visse in questa terra è uno spettacolo desolante scorgere nel letto dell’antico fiume appena un rivolo, che corre tra grosse pietre, scoperte e levigate dall’erosione del tempo. Nulla di male che le acque del Liri diamo una enorme energia annuale e concorrano ad alimentare industrie di altre città e di altri paesi e procurino benessere a tanti italiani. Ma quale beneficio hanno finora ricavato gli abitanti di Valle Roveto dallo sfruttamento del loro fiume?. I paesi rivieraschi della valle, che videro privato il loro territorio delle acque del Liri, aspettano ancora che si renda loro giustizia. E fino ad oggi è mancato un adeguato compenso alla perdita di una impagabile ricchezza. Noi ci domandiamo. Quando anche da noi sorgerà una industria che rechi benessere ad una popolazione di una zona veramente depressa, costretta dalla povertà del suo suolo e dalla scarsità delle sue risorse ad emigrare e cercare altrove fortuna e lavoro?

****** Credo di fare cosa gradita ai miei lettori, se specialmente ai posteri, col riportare tutte le località sui monti Ernici e sui monti Simbruini, ove furono piantate, di comune accordo, dai rappresentanti dello Stato della Chiesa e del Regno delle Due Sicilie le nuove colonnette di confine. Nel 1840, fu concluso fra il governo della Santa Sede e quello delle Due Sicilie un Trattato per la rettifica dei confini fra i due Stati. Fu firmato il Trattato a Roma il 26-9-1840. Plenipotenziari del Papa Gregorio XVI furono il Card. Tommaso Bernetti e Mons. Filippo Boatti, Segretario dei Confini; del Re di Napoli, Ferdinando II, furono plenipotenziari il Marchese D. Francesco Saverio Del Carretto, Maresciallo di Campo e Ministro Segretario di Stato, e il Conte D. Giuseppe Costantino di Ludolf, Ministro di S. M. presso la Santa Sede. Le colonnette furono definitivamente collocate negli anni 1846 e 1847, mentre il foglio che elenca le località di confine fu pubblicato in Napoli soltanto il 15-4-1852. Riporterò solo le località che riguardano i paese di Valle Roveto confinanti con lo Stato Pontificio, cioè Balsorano, Roccavivi, Rendinara, Morino, Meta, Canistro e Pescocanale. In territorio di Balsorano: Scalelle e Sanmucido, Scalelle di Balzorano o Sanmucido, Colle dell’Erba (confinanti con Veroli). In territorio di Roccavivi: Vado della Rocca, Cimotta del Vado della Rocca, Vado dell’Olmo o delle Nocchiette, Peschio Macello, Fragara 1°, (confinanti con Veroli), Fragara 2° e Monte Passeggio (confinanti con Alatri). In territorio di Rendinara: Monte Breccioso, Vado del Breccioso, Il Cappello, Monte Ginepro 1°, Monte Ginepro 2°, Monte Ginepro 3°, Sasso di Serra di Rota, La Lata di Serra di Rota, Tre Frati, Bosco Tre Frati, Monte Prato delle Roscia, Colle Prato della Roscia, Scrimone di Valle Fredda 1° (confinanti con Alatri). In territorio di morino: Scrimone di Valle Fredda 2°, Vado di Valle Fredda, Scrimone di Pietra Rea 1°, Scrimone di Pietra 2°, Pietra Rea, Serra della Ferriera 1°, Serra della Ferriera 2°, Serra della Ferriera 3°, Fine della Serra della Ferriera, Principio di Colle del Favo o del Faggio, Colle Tassito 1°, Colle Tassito 2°, Liscia 1°, Liscia 2°, Colle della Liscia, Colle Orata 1°, Colle Orata 2°, Colle Orata 3°, Colle Orata 4°, Inforcatura della Salvastrella, Colle o Pietra di Campovano, Scrimone di Campovano, Colonnetta di confine di Campovano (confinanti con Vico nel Lazio), Monte di Campovano, Monte delle Diavole, Puntone di Pozzotello, Monte di Pozzotello (confinanti con Guardino). In territorio di Meta: Colle Crepacuore 1°, Colle Crepacuore 2°, Cima Meridionale di monte Crepacuore, Cima Settentrionale di Monte Crepacuore, Colle della Femina Morta, Scrima del Giglio, Forchetta del Giglio o della Meta, Cima Meridionale del Monte Cantaro, Fossa Comune, Cima del Cantaro, Cima di Valle Arenara, Cima di Monte Piano o di Macchia Vorga, Principio della Scrima di monte Piano, Scrimone della Fossa delle Diavole, Cima delle Diavole, Fosse delle Diavole, vado della Moscosa, Prima Cima dell’Anzuglietta, Secondo Cima dell’ Anzuglietta, Vado della Serra S. Antonio, Scrimone della Serra S. Antonio 1° (confinanti con Filettino). Il territorio di Canistro: Scrimone della Serra S. Antonio 2°, Il Vallone del Pratone, Cima degli Staffili, Cima delle Viparelle 1°, Cima delle Viperelle 2°, Cima della Volubrella Vecchia, Scrima degli Staffili, Cima della Volubrella Nuova, Scrima della Volubrella Nuova (confinanti con Filettino). In territorio di Pescocanale: Volubrella Nuova I°, Volubrella Nuova 2°, Serra della Volubrella, Cima della Saliere, Cima degli Staffili o Serra di Fra Michele, Serra Fra Michele (confinanti con Filettino). Col territorio di quali Comuni confina la Valle Roveto?. A nord con Capistrello, ad est con Luco dei Marsi, Tra sacco, Collelongo e Villavallelongo (paesi tutti in Prov. dell’Aquila), a sud con Pescosolido e Sora, ad ovest con Veroli, Alatri, Vico nel Lazio, Guardino e Filettino (paesi tutti in Prov. di Frosinone). Nel corso del presente studio ho sempre considerato parte della Valle Roveto Pescocanale, anche se questo paese sia fin dal 1830 frazione di Capistrello. Certo Capistrello, come ho già accennato, non può dirsi ancora Valle Roveto. Pescocanale, invece, ha seguito quasi sempre le sorti di Valle Roveto e appartiene, anche oggi, come tutta la Valle Roveto, alla diocesi di Sora (Frosinone). Questo paesello, aggrappato sulla rupe, fino al 1806 fu Comune autonomo, riunito per alcuni anni, dopo i nuovi ordinamenti di Giovacchino Murat, al Comune centrale di Civitella Roveto.

****** Nell’Enciclopedia di G. Pomba troviamo un breve cenno della Valle Roveto, che non viene neanche ricordata col suo nome. E’ chiaro che il compilatore si mantenne sulle generali e non approfondì le notizie che riguardavano la nostra regione, perché molto probabilmente non le conosceva. Riporto complete le parole della Enciclopedia: “Chi move da Arpino, patria di Cicerone, al lago Celano, debbe attraversare il fiume Liri e il primo villaggio degli Abruzzi a cui arriva, è la piccola terra di Balzerano. In questi dintorni le montagne sono alte e ricche di piante, e portano querce di grandezza straordinaria per l’Italia; alcune di queste montagne tavolta nel principio di maggio sono ancora coperte di neve. Da Balzerano la strada corre lungo il fianco della montagna, attraversando rocce e foreste di querce e passando sull’altura di Morrea va all’altezza ancora maggiore di Antino, luogo ragguardevole per gli avanzi delle sue mura originarie, fabbricate senza cemento, e per molte iscrizioni romane che provano il nome della città essere stato Antinum. Da Antino a Capistrello la valle del fiume diventa così stretta che più non dà luogo se non all’acqua e ad un cammino lungo l’orlo di quella. Il viaggiatore salendo per questa gola selvaggia e pittoresca, si accorge che si va avvicinando alle sorgenti del Liri ed bacino del Lago di Celano”. Come ognuno può vedere, tranne la notizia che querce di straordinaria grandezza esistessero ancora in quel tempo in Valle Roveto, la descrizione di questa è imprecisa e molto sommaria. Notizia invece esatta è la mancanza, nel 1844, di una strada carrozzabile (l’attuale strada 82), che in quell’anno veniva ultimata ed inaugurata. La strada, voluta dal Governo Borbonico di Napoli, era stata costruita non solo a beneficio delle nostre popolazioni, ma soprattutto a scopi strategici. E’ per lo meno strano che lo scrittore incaricato di descrivere sull’Enciclopedia la valle Roveto, non abbia saputo che la strada principale, partendo da Sora, costeggiasse in quel tempo la riva destra del Liri, mentre la strada descritta nel Pomba fu soltanto una diramazione della strada principale, diramazione che toccava in effetti i paese di Balsorano, di Morrea e Civita d’Antino, situati sulla riva sinistra del Liri. Ed è ancora più strano che non si accenni nel Pomba, neppure di passaggio, al capoluogo della Valle Roveto, a Civitella Roveto, che, nel 1844, era un Circondario, a cui facendo capo gli altri Comuni di Valle Roveto. Purtroppo questa ignoranza di notizie precise su Valle Roveto è una prova dell’abbandono a cui fu la nostra valle condannata nel passato.

****** E non sempre esatti risultati i dati sulla Valle roveto riportati nel Dizionario Corografico Illustrato d’Italia, pubblicato in 8 volumi attorno al 1865. In esso le distanze non sono sempre controllate, le località sono spesso errate, le contraddizioni sono frequenti, le omissioni anche di cose importanti non mancano e imperdonabile sono alcuni errori. Valga questo come esempio: Civitella Roveto e Civita d’Antino sarebbero bagnate del Fibreno e il fiume Itri (sic!) scorrerebbe ai piedi di Morino!. Anche se in questo Dizionario troviamo dei singoli paesi di Valle Roveto gli abitanti dopo il censimento del 1861 e i componenti della Guardi Nazionale, dobbiamo confessare che la descrizione delle nostre terre risulta molto superficiale. E un passo indietro fanno anche i nostri monti, in particolar modo quelli della catena di ponente, se confrontati con le denominazioni, riportate nel tratto di rettifica dei confini fra Regno di Napoli e Stato Pontificio, firmato nel 1840 e di cui si è già parlato. Così vengono descritti i monti nel Dizionario Corografico. La Valle Roveto “è formata da due catene di rocce, che si stendono da scirocco a maestro: ha una lunghezza di oltre 16 chilometri ed una larghezza di circa 10, misurata da cima a cima delle colline, che le stanno a fianco. E’ intersecata dal fiume Liri, nel quale si immettono le copiose acque che la solcano ed è recinta a levante dai monti Petroso e S. Nicola, dai colli Carnevale, Adauni, S. Lucia e della Cona, dalle coste di Ramello, di Campo di Giano, di Campoli, di S. Leonardo e di Peschie Fracide, e a ponente dai monti S. Pucito (certamente Sambucito), Fra gara, Acerni e Rocca Alta, dai colli Piano, Bucciarelli e Granari, e dalle coste di Rocca Vecchia e dalle Falcare. Questa valle comprende i comuni di Civitella Roveto, Capistrello, Balsorano, Civita d’Antino e Morino”. Anche qui c’è confusione. Capistrello infatti non fece mai parte di Valle Roveto e non fu mai compreso nel mandamento di Civitella Roveto. Gravissima è invece l’omissione di S. Vincenzo Valleroveto, che era Comune anche al tempo della pubblicazione del Dizionario.  (Note sull’autore e copyleft)  Storiografia della Valle Roveto | Ritorna all’indice

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