Le bellezze della Valle Roveto sul “Mirror” nel 1835

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L’incanto della Valle Roveto in un Click! Portale territoriale della Valle Roveto, punto di riferimento per la cultura, le eccellenze, le tradizioni ed il turismo(An Inn In The Abruzzi) UNA LOCANDA IN ABRUZZO Raccontata da un nuovo turista* Curioso articolo di due viaggiatori inglesi di passaggio nella Valle Roveto tratto dal prestigioso quotidiano inglese The MIRROR of Literature, amusement and instruction n. 749 del 21.11.1835. “Il nostro alloggio per la notte è nel peggior caso un esempio di quelle taverne in cui mi sono fermato centinaia di volte nei miei viaggi a piedi in Italia. La casa ha un piano e, eccetto due piccole stanze per la notte, l’intero spazio è occupato da una stanzone alto che serve a tutti gli scopi immaginabili. Una manciata di gradini fuori, conduce dal sentiero ad una porta che sta sempre aperta per la fuoriuscita del fumo e per l’ingresso di un gruppo che proprio ora sta occupando lo spazio all’interno – due bambini mezzi nudi che stanno rubando la crusca da un mastello di legno, e due maiali, legittimi proprietari, che grugniscono indignati verso di loro. 

Il pavimento è di argilla di modo che, se il tetto come al solito non è in buono stato, diventa fango; la mobilia consiste di due tavoli di legno annerito, pochi sgabelli e qualche sedia che una volta erano impagliate. Ma oltre a queste sedie movibili, hanno costruito una panca di pietra, che ha il muro del camino alle spalle, su ogni lato del focolare. Su questo sedile ci sediamo e ci stendiamo per dormire un’ora o due. In pochi minuti i maiali vengono cacciati, i bambini rinchiusi, la porta viene chiusa per la prima volta in tutto il giorno; l’unica finestra, che naturalmente non ha vetri, è chiusa da una persiana; la lampada è accesa e pende dal soffitto; legno fresco viene gettato nel focolare e il suo fumo acre spande con troppo zelo un po’ di fuliggine sulle travi del tetto e fa lacrimare i nostri occhi non avvezzi, così velocemente come l’albero Arabico fa uscire la sua gomma medicinale. Il nostro albergatore e un suo amico sono stati fuori a caccia di uccelli e ora siedono davanti al fuoco appoggiandovi i loro fucili; sono uomini belli, muscolosi, ben formati, proprio come i personaggi e i vestiti che vedete nei quadri di Eastlake ; io non ho notato nessuna provincia (sebbene potrebbe esserci) eccetto questa vallata, dove il vestito ordinario si componesse di tutte le parti del cosiddetto costume da brigante. Il cappello di feltro che indossano dentro e fuori il loro paese, è a punta con un mazzo di fiori selvatici attaccati da un lato. La giacca corta era un tempo ricamata, il panciotto è di un colore appariscente come il rosso porpora o rosso scarlatto e un fazzoletto colorato è avvolto intorno alla vita come una sciarpa; cose senza un nome, scendono non più in basso del ginocchio: intorno al piede e alla caviglia, sopra le calze o al loro posto, sono avvolte bende di lino grezzo, retaggio del costume romano; e ai piedi nessuna scarpa, ma un classico, genuino sandalo – una suola di legno o cuoio duro legata con corde intorno alla caviglia e al collo del piede.

Il sandalo sembra una caratteristica dei Rovetesi e i loro vicini, come gli avezzanesi, danno loro il soprannome di Ciucciari (in italiano nel testo originale), che forse allude a questo . La padrona di casa dallo sguardo limpido e i capelli rossi è abbastanza indaffarata nel cucinare la cena e badare ai suoi figli mentre due donne in visita siedono sulla panca di pietra di fronte a noi: la più giovane, una ragazza di circa quattordici anni, non riesce a lavorare né a parlare perché sta ferma a fissare gli strani turisti, l’altra, una donna di diciotto è affaccendata e occupata con la sua conocchia a filare. Entrambe sono belle donne, ma la più vecchia è una dea, una Giunone travestita da ragazza di montagna, una Giunone ruspante, perché neanche lo stesso Gaisford può provare (traducendo) da Omero che la dea, eccetto in qualche grande occasione, si lavasse mai la faccia. Questi montanari, di entrambi i sessi, in verità mi colpiscono ovunque per la loro insolita bellezza, più alti, se non mi sbaglio, dei Napoletani della bassa pianura, certamente più belli sia nella corporatura che negli occhi e nei capelli; e questo viso di ragazza con la sua bella forma, i tratti nobili, i suoi pieni, caldi occhi castani e i suoi capelli marrone scuro, folti come la chioma della betulla bianca, ha una perfetta bellezza animale. La sua testa è coperta da un fazzoletto bianco ripiegato in quattro, nell’uso comune di queste parti; le sue forme alte e rotonde sono certamente mortificate da una specie di corazza difensiva chiamata, suppongo, busto o corsetto che questa ninfa dei Marsi indossa sopra il suo vestito e che ha ornato, oltre tutto il resto, applicandovi vistosi nastri rossi e verdi e rallegrandolo sul davanti con cordoni gialli, incrociati in modo elaborato.” (Traduzione a cura di Laura Borgione)

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