Dopo il Mille, nell’ Influenza di Montecassino | Storiografia della Valle Roveto

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Il secolo XI, che viene dopo la temuta data del Mille, è il secolo che mette decisamente la Valle Roveto nel corso della storia. Infatti, soltanto in quel secolo appare il nome storico della nostra valle, anche se esso non dovette balzare improvviso. Forse apparteneva già da lungo tempo alla storia, come ho detto all’inizio di questo studio. I procellosi avvenimenti delle epoche precedenti, funestati dalle invasioni dei barbari e dalle dure dominazioni straniere, lasciarono purtroppo dietro di sé solo il vuoto e il silenzio. Eppure gli uomini avevano assistito ad un’epoca di grandi fatti: il Papato aveva affermato i suoi giusti diritti nel mondo nel nome di Cristo e del Vangelo; i Carolingi prima e gli Ottoni dopo avevano ricostruito sulle rovine di Roma e nel suo nome augusto il Sacro Romano Impero; generazioni di monaci, discesi per vari rami da S. Benedetto di Norcia e desiderosi di dare nella preghiera e nel lavoro un avvenire migliore agli uomini, avevano esteso a tutta l’Europa la loro attività; l’Islam, anche se arrestato a Poitiers (a. 732) da Carlo Martello, aveva percorso con rapidità vertiginosa molti dei paesi adagiati sulle sponde del Mediterraneo, lasciando ovunque tracce inconfondibili della sua civiltà.

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Il Secolo XII e il Catalogo dei Baroni | Storiografia della Valle Roveto

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All’inizio del XII secolo continua l’influenza di Montecassino in Valle Roveto; Pasquale II (1113) e Callisto II (1123) riconfermano ancora a Montecassino i possessi del monastero nei nostri paesi. Nelle Bolle dei precedenti pontefici erano stati sempre nominati, con gli altri beni del monastero cassinese, S. Benedetto a Pascusano, S. Pietro in Morino e S. Angelo di Pescocanale. Avendo accennato a Pasquale II (1099-1118), non posso non ricordare il Privilegio che questo Pontefice inviò il 9 febbraio del 1110 al vescovo sorano, Goffredo (o Roffredo), per la delimitazione dei confini della diocesi di Sora. Da quella pergamena oggi perduta, ove era trascritta l’autentica lettera apostolica, già illeggibile e consumata ai tempi dell’Ughelli, risultava che i confini della diocesi sorana erano presso a poco quelli di oggi.

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La Valle Roveto, Via degli Imperatori. Corrado D’Antiochia | Storiografia della Valle Roveto

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I motivi del titolo dato al capitolo si basano sulle fonti storiche del tempo, vale a dire sulle cronache di uno storico contemporaneo ai fatti narrati: Riccardo da S. Germano, notaio anche di Montecassino. Questo storico, testimone oculare degli avvenimenti, curò due edizioni delle sue cronache. Di esse, la prima va dal 1208 al 1226 e la seconda, partendo dal 1189, giunge al 1242, otto anni prima della morte di Federico II. Una cronaca di Riccardo comparve durante il XVI secolo nell’Italia Sacra dell’Ughelli, e poi tutte e due le cronache comparvero nel secolo seguente, nella raccolta del Muratori, che va dal 500 al 1500. A principio del nostro secolo, la raccolta del Muratori, preceduta da un ampio studio critico, fu ristampata in edizione nazionale. E passo alla narrazione degli avvenimenti.

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Dai Conti D’Albe ai Colonna | Storiografia della Valle Roveto

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In un testamento redatto a Morino nel 1383 e conservato in una pergamena di Trisulti (Frosinone), la testatrice desiderò che ai suoi funerali partecipassero tutti i Sacerdoti di Valle Roveto (ancora Vatlis Urbeti), da Pescocanale in giù. Incomincio il capitolo con questa notizia per ribadire la mia convinzione che i limiti a nord di Valle Roveto erano già da molti secoli ben definiti. Essi non andarono mai oltre Pescocanale. Inoltre, come appare dall’accennato documento e da molti altri, la Valle Roveto continuò a chiamarsi nel secolo XIV e nel secolo XV Vallis Urbeti.Tuttavia l’antico nome si andò sempre più trasformando per passare poi alla nuova denominazione, che fu la definitiva, di Valle Roveto; durante i secoli della trasformazione si chiamò anche, come risulta da pergamene e da inventari, Valle Orveto o d’Orvieto.

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Dalla Calata dei Francesi (1798-1799) all’Ottocento | Storiografia della Valle Roveto

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Anche dopo l’entrata in Napoli delle truppe francesi e la proclamazione della Repubblica Partenopea, non deposero mai le armi i borbonici in Abruzzo. La Valle Roveto e la Valle del Liri, in quel turbinoso 1798 e nel seguente terribile anno 1799, furono testimoni di un ininterrotto passaggio di soldati: prima gli eserciti di Ferdinando IV, poi le truppe francesi, in ultimo le bande armate che contrastavano il rafforzamento delle posizioni al generale francese Championnet e alle nuove istituzioni, portate dalla Francia. Non ebbero così vita facile i Francesi in Terra di Lavoro e in Abruzzo.Anche se vittoriosi, tanto da costringere alla fuga il re di Napoli e da proclamare la Repubblica Partenopea, i Francesi, sempre minacciati dai reazionari nelle province, spesso si scontrarono, subendo gravissime perdite, con le milizie rimaste fedeli ai Borboni.

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Il Novecento e la Valle Roveto | Storiografia della Valle Roveto

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La Valle Roveto trascinava grama la vita alla fine del secolo XIX e anche al principio del nostro. Poche le famiglie privilegiate nelle quali si accentravano le scarse ricchezze della sua terra. I contadini, i piccoli proprietari, i coloni non riuscirono mai a procurare il necessario per se e per la loro famiglia. I pastori stessi, che abitavano in primitive casupole alle pendici dei monti, vissero con le loro famiglie sempre ai margini della vita e i pochi artigiani che esercitavano da tempo un mestiere, tramandato di generazione in generazione, continuando, come gli antenati, a stentare una esistenza, che non procurò loro mai un vero benessere, e permise soltanto di vivere alla meno peggio e trasmettere ai figli solo un’arte faticosa, avara di soddisfazioni. Così tutti i paesi di Valle Roveto cominciarono a spopolarsi. Protesi alla ricerca di lavoro e di un benessere invano atteso da secoli fra i propri monti, gruppi sempre più numerosi di nostri concittadini lasciarono la valle e tentarono la fortuna nelle due Americhe.

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