La Riserva Naturale Zompo Lo Schioppo | Morino

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Una riserva di valori e legami La Riserva Naturale Regionale Guidata Zompo lo Schioppo, istituita con L.R. n. 24 del 29 maggio 1987, è compresa nel territorio comunale di Morino, in provincia dell’Aquila. Collocata a valle di un ampio anfiteatro roccioso, la Riserva è delimitata da creste a confine tra il Lazio e l’Abruzzo, nel gruppo montuoso dei Simbruini-Ernici, in Valle Roveto. Con una superficie iniziale di 1.025 ettari, la Riserva si estende fino a 1.325 ettari con la fascia di protezione esterna. Parte della Riserva ricade in un Sito d’Interesse Comunitario (Monte Viglio – Zompo lo Schioppo – Pizzo Deta). L’area protetta, espressione di una fitta e vasta faggeta, è ricca di fenomeni carsici, con doline ed inghiottitoi. Il nome deriva da una delle cascate più belle e suggestive dell’Appennino, Zompo lo Schioppo.

La cascata, elemento rappresentativo del paesaggio, dà origine al famoso “Zompo”, un salto nel vuoto da una ripida parete calcarea di oltre 100 metri, in uno scenario di rara bellezza. Con la sorgente carsica che si estingue annualmente nei mesi estivi ed autunnali, il patrimonio idrico dell’area protetta si raccoglie in una ramificata rete sotterranea tra i calcari fessurati e una ricca vegetazione arborea. Dalle quote più basse fino alle vette che sfiorano i 2.000 metri con il Monte Pozzatello, si susseguono i principali tipi di habitat appenninici con una buona distribuzione di specie vegetali ed animali. Sulle rocce a quote inferiori vegetano le specie mediterranee come il leccio (Quercus ilex) e il corbezzolo (Arbutus unedo), mentre nella faggeta basale, dove troviamo esemplari di notevoli dimensioni, dei veri e propri monumenti arborei, vivono altre specie: il tiglio (Tilia platyphyllos), il tasso (Taxus baccata), l’agrifoglio (Ilex aquifolium), il nocciolo (Corylus avellana), l’acero (Acer campestre), tutte piante che esigono ambienti freschi ed umidi. Interessante è la vegetazione rupicola e quella delle praterie d’altitudine, precedute da una fascia arbustiva dove predomina il ginepro nano (Juniperus nana) ed in cui sono state rinvenute due specie di orchidee molto rare, l’Orchis spitzelii e l’Orchis pallens. Nel sottobosco, varie sono le entità floristiche, tra i più vistosi giglio rosso (Lilium bulbiferum) e giglio martagone (Lilium martagon), il mughetto (Convallaria majalis), la delicata ed endemica aquilegia di re Otto (Aquilegia ottonis) ed una minuta orchidea, la Corallorhiza trifida. Sulle vette più alte è possibile ammirare la stella alpina dell’Appennino (Leontopodium nivale), l’astro alpino (Aster alpinus), la Dryas octopetala e la Silene acaulis. Un ambiente così ben conservato ha permesso la sopravvivenza di una ricca fauna. La contiguità con le estese aree boscose del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e del Parco Regionale dei Monti Simbruini è di grande importanza per la fauna, soprattutto quella dei grandi mammiferi come il lupo (Canis lupus), e l’orso (Ursus arctos marsicanus). Sulle rocce e sulle vette più alte si riproducono alcune specie di uccelli appenninici tra cui il picchio muraiolo (Tichodroma muraria) e il fringuello alpino (Montifringilla nivalis), mentre nei boschi è possibile osservare il raro picchio dorso bianco (Dendrocopos leucotus) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major).

Tra i rapaci vanno menzionati lo sparviero (Accipiter nisus), l’allocco (Strix aluco) ed il grande gufo reale (Bubo bubo). Alla copiosità di sorgenti e torrenti è dovuta la presenza di una ricca fauna invertebrata acquatica, principale fonte trofica per il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus). Nella Riserva sono presenti numerose specie riconosciute dalla Direttiva Habitat, in particolare la trota (Salmo trutta), l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), endemismo peninsulare localizzato nella nostra regione, e la coturnice (Alectoris graeca). Il fascino del territorio è legato alla grande varietà delle componenti ambientali e umane. Dalla loro integrazione si ottiene un paesaggio differenziato, in cui gli elementi naturali si fondono con le opere modellate dalla maestria degli abitanti. Santuari, eremi, carbonaie, rifugi e abbeveratoi si alternano ai campi coltivati, ai boschi con querce imponenti, mentre faggi colonnari e tassi popolano la foresta lungo il torrente Romito.

Perché un ecomuseo a Morino Il mantenimento del patrimonio naturale e culturale sopravvissuto e la sua valorizzazione, rappresentano la base per avviare nuovi processi di sviluppo reale e compatibile.Il Comune di Morino, Ente gestore della Riserva, in collaborazione con Legambiente, da diversi anni realizza progetti innovativi di attivazione territoriale e di salvaguardia ambientale, con il fine di individuare, per quanti abitano in questo luogo, prospettive di sviluppo durature ed ecosostenibili. Riconoscere e saper interpretare il carattere, la vocazione del territorio, è dunque la condizione indispensabile per viverlo in modo corretto, sia come turisti, attenti alle bellezze naturali e ambientali e storico-antropologiche, sia come cittadini che utilizzano con parsimonia le risorse locali, sia come amministratori che devono governare e pianificare con un occhio al futuro. Questo spazio espositivo nasce dalla convinzione che la salvaguardia dell’ambiente, obiettivo prioritario delle politiche di gestione di qualsiasi area protetta, non può prescindere dalla sensibilizzazione dei cittadini perché siano consapevoli e responsabili del loro ruolo di “intermediari” fra le generazioni passate e quelle future. L’allestimento dell’Ecomuseo della Riserva vuole essere quindi uno strumento che propone chiavi di lettura a cittadini, turisti, studenti per conoscere e interpretare il valore delle risorse ambientali. Il progetto culturale che ha ispirato il polo ecomuseale di Morino parte dal coinvolgimento della popolazione locale fin dalla sua realizzazione. La cittadinanza, infatti, negli ultimi anni, ha partecipato ad iniziative di animazione e valorizzazione territoriale attivate in collaborazione con associazioni ed enti. Significativi sono stati gli interventi di rivitalizzazione del Borgo di Morino Vecchio con i campi di volontariato e gli eventi organizzati da Legambiente, AAD’a – Atelier Ambulant d’Architecture, da Ambe’Co, e dalla Cooperativa teatrale “Il Lanciavicchio”. Rilevanti ai fini della costruzione della rete ecomuseale sono stati anche i progetti di valorizzazione ecocompatibile realizzati con il Programma comunitario Leader II ed attuati dal Gal Marsica. Nella costruzione dell’Ecomuseo non va sottovalutato il ruolo attivo avuto dalle scuole del territorio e dalle realtà associative locali. Infine il processo di Agenda 21 locale, attivato nel 2002 con i fondi del Ministero Ambiente, ed i significativi risultati ottenuti, ha rafforzato l’intento di proseguire nel percorso intrapreso di fruizione ecomuseale del territorio. L’Ecomuseo di Morino è inteso come strumento adeguato alla valorizzazione di quel complesso di valori e legami che si definisce “patrimonio locale”.

Il centro visita e museo della Riserva Il museo della Riserva è stato allestito in un antico edificio sito nella frazione di Grancia. Inaugurato nel marzo del 2000, è stato denominato “Ecomuseo della Riserva” in quanto primo tassello realizzato della futura rete ecomuseale. Questo spazio è stato pensato per far convivere nella stessa collocazione un Museo territoriale centrato sugli aspetti naturalistici e storico -antropologici del luogo, un Centro Visita della Riserva Naturale, che possa orientare ed essere di ausilio ai visitatori, e un Laboratorio didattico indirizzato a sensibilizzare il pubblico, e i giovani in particolare, ad un uso appropriato delle risorse ambientali. Il linguaggio espositivo è strutturato come un ipertesto che si traduce in apparati meccanici, pensati come strutture interattive, nelle quali coesistono teche espositive, pannelli esplicativi, immagini, proiezioni, e audiovisivi. Questa soluzione nasce dall’esigenza di far convivere linguaggi con gradi di complessità diversi (il museo è indirizzato sia agli adulti che ai bambini), dalla volontà di ottenere un coinvolgimento anche emotivo del visitatore che, da semplice osservatore deve trasformarsi in soggetto attivo, in grado di indagare e scoprire le tematiche trattate. Questo ecomuseo è stato allestito come: – museo partecipato: con il coinvolgimento della cittadinanza, è cresciuto come il racconto di una comunità, interpretato al fine di restituirlo con oggettività e scientificità; – museo reattivo: il visitatore è protagonista, sceglie, interagisce, riflette, riconosce e scopre con i sensi mentre il museo fornisce risposte commisurate alla sua curiosità; – museo diversificato: per linguaggi, per contenuti, per utenza. Si va dalla favola narrata per i più piccoli ai contributi del mondo della ricerca scientifica. museo in progress: cittadini di ogni fascia di età, scuole, studiosi, volontari sono invitati a partecipare ad attività di studio del territorio e di indagine sulla identità locale. Dal loro lavoro, spesso informale e catalizzato dalla presenza di visitatori o esperti “esterni”, deriverà la vitalità del museo, legato a contenuti in continua evoluzione. Il percorso nel museo ha inizio dal livello più basso, dove è situato l’ingresso. La sala al piano terra, è allestita in modo da privilegiare l’aspetto emozionale. Il territorio della Riserva viene presentato per temi da scoprire attraverso l’uso dei sensi mentre si sottolinea l’importanza della capacità di osservare attraverso ogni chiave di lettura possibile i fenomeni con cui la realtà si manifesta. Nelle tre sale al piano superiore il territorio viene letto attraverso una suddivisione in tre ambiti, identificati dalle unità di paesaggio che si susseguono in fasce altimetriche sovrapposte. La fascia inferiore, dal fondovalle alle alture pedemontane è quella in cui più costante è la presenza umana; quella intermedia del bosco mostra una continua evoluzione di equilibri fra attività umane e fauna e flora spontanee; l’ultima fascia, che si estende dalle scoscese rupi calcaree alle praterie sommitali, è quella che conserva, accanto alle tracce di una millenaria cultura religiosa e pastorale, elementi di originaria naturalità. Il paesaggio antropizzato viene descritto come insieme delle attività di trasformazione che l’uomo ha compiuto storicamente sul territorio. Si passa così dalla parete che descrive i segni lasciati dagli insediamenti romani, dall’incastellamento medioevale, dal terremoto del 1915. Nella sala successiva è stato realizzato un ipertesto meccanico che esplora l’ambiente della faggeta. Oltre alle informazioni di taglio naturalistico ci si può inoltrare in una lettura di storie sul mammifero più temuto nell’immaginario, il lupo, visto come predatore, come metafora dei comportamenti umani, come simbolo magico: i brani vanno dai classici latini fino ai contemporanei, dal lupo della steppa alla lupa di Verga. Seguono spazi espositivi che narrano il paesaggio delle rupi, con le loro presenze faunistiche e vegetazionali. Conclude il percorso museale un gioco riepilogativo che aiuta a chiarire il concetto di appartenenza degli esseri viventi al loro paesaggio, nel quale si possono collocare al posto giusto elementi locali o estranei al contesto.

Una Riserva di tutti Consapevoli che vivere in un’area protetta è sicuramente un privilegio e non un handicap, è stata posta particolare attenzione alla realizzazione di progetti di solidarietà finalizzati a garantire una fruizione della Riserva anche a categorie sociali svantaggiate. Da tre anni, per esempio, sono stati ospitati bambini provenienti dai territori interessati dal disastro nucleare di Chernobyl nell’ambito del progetto nazionale di Legambiente solidarietà. In tale ottica sono state acquistate 3 Joelettes, carrozzine da montagna, appositamente ideate per consentire anche alle persone diversamente abili, agli anziani e agli infortunati di raggiungere sentieri di media e alta montagna, evitando interventi strutturali sui percorsi che creerebbero un impatto ambientale e visivo. Questo scelta nasce quindi dall’ idea di superare il concetto di percorsi e strutture pensate in maniera diversa a seconda delle diverse abilità degli utenti, e vuole garantire l’accessibilità dei diversi sentieri attraverso la formazione di operatori in grado di accompagnare, con le joelettes, chiunque ne facesse richiesta.

Sito web di riferimento: www.schioppo.aq.it

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