San Vincenzo Valle Roveto | Borghi e storia della Valle Roveto

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L’esistenza di una chiesa, dedicata a S. Vincenzo Martire, dentro i confini dell’attuale S. Vincenzo Vecchio, è documentata nel Codice Casamariese, dove è scritto così: Venerabilis Abbas Johannes acuisivit ecclesiam unam vocabulo Sancti vincentii… (Il venerabile Abate Giovanni, acquistò una chiesa col nome di S. Vincenzo posta nella Valle, che si chiama di Orbeto, presso il castello detto Morrea. L’Abate Giovanni nell’antico Codice visse dal 1026 al 1066). Dopo il terremoto del 1915, parte del paese si trasferì al piano, a destra del Liri, presso la stazione ferroviaria, in uno dei punti più bassi di Valle Roveto. Il nuovo S. Vincenzo è collegato, al Km. 35+ 800, alla Nazionale 82 da una comoda strada di circa mezzo chilometro. Ora è collegato direttamente anche con la sua più importante frazione: Roccavivi. Il resto della popolazione rimase nell’antico paese, che tutti oggi chiamano S. Vincenzo Vecchio. Anche esso è allacciato, al Km. 35,400, alla Nazionale 82 a mezzo di una discreta strada di 3 chilometri; ora comunica per mezzo di altra strada anche con S. Giovanni Valle Roveto.

Quando il vescovo sorano Piccardi venne in visita pastorale nel 1663 a S. Vincenzo, i suoi abitanti erano 383. Nel 1703 erano di meno, appena 380. Nel 1806 il paese aveva 659 abitanti e nel 1838 ne aveva 869. Il Catasto di S. Vincenzo, che nel documento è chiamato ancora Casale di Morrea, porta la data del 20 dicembre 1748: così si rileva dall’Archivio di Stato di Napoli, Sezione Amministrativa, Catasto Onciario, voI. 3144. Il nome del paese vecchio, come quello del nuovo, deriva da S. Vincenzo Martire, festeggiato il 22 gennaio di ogni anno, anche se non è il patrono del paese. In quella circostanza si gustano i primi teneri capretti dell’anno. Lo stemma riproduce nel mezzo l’immagine di S. Vincenzo. Ma di quale S. Vincenzo? Non certo quella di S. Vincenzo Martire, come dovrebbe essere, ma, erroneamente, l’immagine di S. Vincenzo Ferreri, che nella iconografia comune viene rappresentato come l’Angelo dell’Apocalisse, che regge un libro e tiene in mano una tromba, mentre una fiamma sormonta la sua testa. Perché tale anacronismo? Esso si spiega forse per la imperizia e la ignoranza del disegnatore dello stemma, il quale, non conoscendo la tradizionale immagine di S. Vincenzo Martire, rappresentò con molta ingenuità S. Vincenzo Ferreri, un santo molto più conosciuto nella Chiesa Cattolica, ma vissuto più tardi. Attorno allo stemma, che vado esaminando, è scritto: Civitas S. Vincencii Anastasii. Dopo S. Vincencii, né una congiunzione, né una virgola. Il disegnatore è caduto in un altro errore grossolano. Egli credeva che si trattasse di un solo santo; invece S. Anastasio è un santo diverso da S. Vincenzo Martire. Il disegnatore o l’ispiratore dello stemma hanno confuso i due santi, che hanno in comune solo il giorno della festa. Infatti il 22 gennaio la Chiesa festeggia S. Vin­cenzo Martire (a. 304) e S. Anastasio Martire (a. 628). S. Vincenzo Valle Roveto appartenne ai conti di Albe, di Celano e ai baroni di Balsorano, come il Comune di Morrea, di cui fu considerato Casale fino al secolo XVIII. Oggi S. Vincenzo Valle Roveto è, dopo Balsorano, il Comune più popoloso del Mandamento di Civitella Roveto.

In seguito agli spostamenti della popolazione, dopo il terremoto del 1915, il Comune comprende, oltre il capoluogo, cioè il nuovo S. Vincenzo Valle Roveto, le seguenti frazioni: Roccavivi, S. Giovanni Valle Roveto Vecchio e S. Giovanni Nuovo, S. Vincenzo Vecchio, Morrea, Le Rosce (S. Restituta) e Castronovo. Anche la popolazione di S. Vincenzo Valle Roveto, che discese al piano dopo le distruzioni del terremoto del 1915, non ha dimenticato l’antica sede dei padri; e almeno una volta all’anno, nella festa della Madonna del Romitorio, risale con nostalgia nel vecchio paese per partecipare al suggestivo corteo di fedeli che si snoda nella bella visione della sera di settembre dal santuario del monte alla chiesa parrocchiale. È un godimento dello spirito vedere quel na­stro luminoso di candele e di fiaccole scendere dalla romita chiesetta al paese per un sentiero, ove i ciottoli non mancano e che fiancheggiano fratte di spine. Chi ricorda queste note di storia locale ha rivolto più di una volta la sua parola in tale occasione ad un popolo devoto che canta e perpetua ai posteri un rito di grande fede. Tutto il Comune di S. Vincenzo Valle Roveto aveva 2664 abitanti nel 1817, 2631 nel 1820, 2961 nel 1822, 3111 nel 1831, 3254 nel 1835, 3255 nel 1839.

Quale la popolazione del Comune nei censimenti che ebbero luogo dopo la costituzione del Regno d’Italia? Gli abitanti erano 3416 nel 1861, 3665 nel 1871, 3439 nel 1881, 3780 nel 1901, 3500 nel 1911, 3609 nel 1921. La popolazione del Comune, nei decenni che vanno dal 1861 al 1921, è rimasta pressoché stazionaria, anzi ha subito un sensibile calo in qualche decennio, come dal 1871 al 1881. L’ultimo fenomeno deve essere spiegato con le malattie infettive e con le epidemie che spesso nel passato hanno flagellato la nostra valle. Per gli altri decenni, specialmente per quelli più vicini a noi, il motivo deve essere ricercato nella scarsa economia locale, cioè nell’impossibilità per gli abitanti di vivere con le scarse risorse del luogo. L’emigrazione che si iniziò prima della fine del secolo scorso e continuò con ritmo crescente nel nostro secolo, ha arrestato l’incremento demografico, costringendo le popolazioni del Comune e delle sue frazioni a cercare a Roma o altrove, specialmente fuori d’Italia, lavoro e fortuna. Quanti abitanti troviamo negli altri censimenti nazionali? Erano 3657 nel 1931, 3682 nel 1936, 4056 nel 1951, e 3574 nel 1961. S. Vincenzo Valle Roveto si trova a 340 metri di altezza sul livello del mare, S. Vincenzo Vecchio è a m. 565 e la Madonna del Romitorio a m. 686. I caduti nella guerra 1915-18 furono nel paese vecchio e nuovo complessivamente 26, nella guerra 1940-1945 furono 3 i caduti a S. Vincenzo Nuovo e 3 a S. Vincenzo Vecchio, 2 i civili morti m S. Vincenzo Nuovo nella stessa guerra. Lo stemma attuale del Comune di S. Vincenzo Valle Roveto è formato da uno scudo, diviso in due da una striscia a guisa di dia­gonale. Questa, che parte dalla sinistra dello scudo e va a destra verso l’alto, reca per tutta la sua lunghezza le parole: Auxilium ex alto, aiuto dall’alto. Nella parte superiore della diagonale appare la figura di un santo che prega con le mani giunte e guarda in su, verso un castello con merli e torre, anche essa merlata. Attorno allo scudo vari ornamenti. Il santo vuol rappresentare indiscutibilmente S. Vincenzo che dà il nome al paese e lo protegge. Però si è caduti più o meno nello stesso errore dello stemma descritto pocanzi. S. Vincenzo veste qui tonaca bianca e scapolare nero. Ma esistevano tonache e scapolari all’ epoca dei Martiri? Le parole invece dello scudo non hanno bisogno di commento: il paese aspetta aiuto nelle necessità solo da Dio. (Note sull’autore e copyleft)

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