Storiografia della Valle Roveto

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La Valle Roveto solo ecclesiasticamente appartiene da immemorabili tempi alla diocesi di Sora (Lazio), ma etnicamente, geograficamente, linguisticamente essa, anche se confinata all’estremo lembo sud-occidentale dell’Abruzzo, è stata sempre considerata parte integrale di quest’ultimo. E’ un vero peccato che siano rimaste sepolte tante memorie di una regione, attraversata da un fiume storico, il Liri, testimone in epoche remote, durante le Primavere italiche, delle trasmigrazioni delle stirpi sabelliche, e teatro delle lotte combattute da Sanniti e Romani prima, da Italici e Romani dopo, nella Guerra Sociale o Marsa.

Indice | Etimologia e Storiografia della Valle Roveto

Dionigi di Alicarnasso asserisce che tra i primi abitatori dell’Italia centrale debbono essere ricordati gli Aborigeni. Questi abitarono i villaggi dispersi sui nostri monti fin dai tempi preistorici e occuparono precisamente la regione determinata dai corsi del Liri e del Tevere, alle falde degli Appennini: alle radici dei nostri monti (ad radices Apenninorum).

StoriografiaOra la Valle Roveto, se si esclude il breve tratto iniziale del Liri, che attraversa la stretta Valle della Nerfa, è percorsa dall’alto corso del Liri per tutta la sua lunghezza; e per questo, situata al centro quasi d’Italia fra monti altissimi, che la dominano da occidente ad oriente, dovette diventare una necessaria via di comunicazione e di passaggio per le popolazioni, che si spostavano da nord verso sud in cerca di nuove sedi, e costituì senza dubbio durante l’espansione romana nell’Italia centrale un importante punto di controllo o di difesa. I Marsi che scendevano verso il sud e i Volsci che risalivano il fiume Liri avevano una strada obbligata: quella della Valle Roveto. I consoli che portavano aiuto dal mezzogiorno alle legioni romane, messe in difficoltà dai Marsi nell’aspra guerra sociale, dovettero servirsi della Valle Roveto. Il silenzio sulla Valle continua, anzi si fa sempre più profondo, dopo la caduta dell’Impero di Roma. E’ vero che nel Medio Evo per tutti, anche per città più famose e per terre più ricche di storia, le notizie si fanno sempre più rare. Ma è doloroso non trovare accenni storici di una terra che vide barbari invasori dal tempo dei longobardi al periodo carolingio e che di quelle epoche ha conservato sempre viva la religione dei suoi antenati.

E sono rare le notizie che si occupano di noi o che nominano semplicemente la Valle Roveto, anche quando questa valle, al confine dello Stato della Chiesa e del Regno di Napoli, è percorsa da eserciti di tutte le razze, che calano sotto la guida di imperatori e di re, dalle regioni d’oltralpe. Per maggior nostra sfortuna le poche notizie, a noi pervenute attraverso le pagine degli storici locali, non sempre sono esatte: spesso risultano false o infondate. Il mio studio vuole riparare un torto secolare fatto alla nostra terra per colmare, per quanto è stato possibile, una grave lacuna. Questi scritti, frutto di pazienti e lunghe ricerche, parlano esclusivamente della Valle Roveto, la terra che i nostri padri abitarono e dove io sono nato. E’ stato costante pensiero della mia vita quello di illustrare i luoghi che mi videro nascere; è stato sempre mio ardente desiderio scrivere per queste popolazioni forti e laboriose, che mi vollero bene, una monografia storica sulla Valle Roveto, perché di essa si conoscessero le bellezze, i panorami, i monti, i bisogni, la storia. La Valle Roveto, cambiando volto, potrà diventare la meta di visitatori e di turisti. E il turismo è la speranza di zone a cui la natura non ha concesso altre ricchezze al di fuori di stupendi panorami! Nessuno dimentichi che per molti anni, quasi dalla seconda metà del secolo passato fino ai primi decenni del nostro, un paese di Valle Roveto, Civita D’Antino, fu preferito soggiorno, quasi oasi di pace e di arte, di generazioni di pittori danesi, che ai monti si ispirarono e dalle placide visioni dei nostri tramonti, dalle acque precipitanti a valle dei nostri ruscelli, da un paesaggio sempre vario, ora orrido, ora riposante, ora incomparabile, dai nostri pittoreschi paeselli arroccati sui colli, dai nostri vivaci costumi e da tutto il nostro folklore trassero superbe tele, spesso veri capolavori. (Note sull’autore e copyleft)

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