Civitella Roveto | Borghi e storia della Valle Roveto

Nel 1061 o 1063 appare la prima volta in un documento il no­me di Civitella, del paese, ove nacque anche chi scrive questo libro su Valle Roveto e che ha carezzato con passione per tanti anni l’idea di portare un po’ di luce sulla nostra terra, che gli storici hanno spesso e ingiustamente troppo trascurata. Civitella: questo era il suo nome dopo la prima metà del secolo XI, anche se prendeva questo nome attorno a quell’epoca, come ci dice il documento conservato a Montecassino.

Fino a quel giorno si chiamava Petrarolo. Perché prima si chiamava così? Forse perché il paese fu fondato su una zona petrosa, su una roccia? A questo punto un rilievo. Un paese che si trasforma e passa da un nome ad un altro, non può farlo di colpo, ma solo gradatamente. Intanto, dopo quell’anno, scompare per sempre Petrarolo ed il paese, già esistente, entra nella storia col nome di Civitella. Così prima di mutare il nome, visse Civitella un’altra storia che noi non conosciamo, ma che neppure possiamo negare o mettere in dubbio. A quando allora la nascita di Civitella, chiamata Petrarolo nell’anno del documento? Non siamo troppo lontani dal vero se consideriamo Civitella non un nome soltanto, ma anche una realtà storica, a partire dal lontano alto Medio Evo. Un altro rilievo da fare: un motivo, che a noi sfugge, dovette pur esserci se Civitella, fra i paesi di Valle Roveto, fu l’unico ad essere costruito in fondo alla valle, anche se non del tutto indifeso in caso di improvvisa aggressione. Il paese, infatti, era difeso, come lo è ancora attualmente, da due profondi fossati, che lo proteggevano a nord e a sud; inoltre, chi superava il fiume Liri, con l’intenzione di prendere di fronte Civitella, trovava subito dal piano all’inizio dell’abitato un forte dislivello; di conseguenza non poteva offendere impunemente il paese.

Una cosa è certa: Civitella fu forse il paese che in tempi di aggressioni e di vendette più soffrì e più pagò alle ire e alle vendette degli invasori e alla cupidigia di coloro che fecero da despoti e da padroni assoluti nella nostra terra. Oggi sono molti i paesi e le borgate che si adagiano sulla Nazionale o nelle vicinanze di essa; ma un tempo solamente Civitella, che in seguito, a buon diritto, legò al suo nome il nome della valle intera, chiamandosi Civitella Roveto, nacque e si sviluppò nel piano, diventando più tardi il centro naturale della bella valle. Forse nel luogo dove poi prosperò Civitella esistette un pago del popolo antinate in epoca romana; il villaggio romano nell’alto Medio Evo prese il nome di Petrarolo, e divenuto quest’ultimo un nome inadeguato al suo sviluppo, cambiò nome e si chiamò Civitella, che nel significato più semplice vuoI dire «piccola città» o piccola fortezza. Civitella così, che conservò tal nome dal secolo XI fino al cinquecento e venne chiamata qualche volta nel seicento Civitella della Valle, prese nel settecento definitivamente il nome di Civitella Roveto. Con questo nome Civitella condizionò la Valle Roveto e divenne, come ho già accennato, il centro naturale, storico e geografico della valle stessa. Con i Colonna infatti fu la sede del governatore alle dipendenze del Vice Duca di Tagliacozzo, e il principe Colonna protempore, che fra tanti titoli nobiliari possedeva anche quello di Barone di Valle Roveto, assegnò al suo governatore e alla sua curia come sede fissa Civitella Roveto. Oggi, dopo il terremoto del 1915, il paese si è sviluppato molto a sinistra del Liri, nella località che da tempo porta il nome di Borgo di Civitella Roveto. Nel secolo passato vi sorgevano solo qualche rimessa e qualche casa, una trattoria e la chiesetta della Madonna delle Grazie; ed anche a principio del secolo nostro sempre poche erano le case che vi erano state fabbricate; dal terremoto in poi il Borgo ha cambiato volto: una bella piazza, alberi e verde dappertutto, una decorosa Casa comunale, un fiorente asilo infantile, l’edificio scolastico, alcuni splendidi villini, il nuovo palazzo degli studi ed altre belle costruzioni. Che Civitella sia stata un pago (villaggio) in epoca romana è dimostrato da avanzi di antiche terme, scoperte durante la costruzione dello stabilimento di laterizi, sorto presso la stazione ferroviaria da circa un cinquantennio. Qui si trovava l’antico cimitero del nostro paese con l’antichissima chiesa di S. Maria del Colle. E in territorio di Civitella Roveto, nell’altro versante, a sinistra del Liri, ai piedi del Monte Bello, in una amena e riparata valletta, in località Casale, ritrovamenti di tombe, mosaici, avanzi di mura ciclopiche, monete romane, bronzetti di squisita fattura, anfore antiche e tubi per conduttura di acque, venuti alla superficie negli scavi e negli sterri, dimostrano che lassù, alle falde dei monti, dove passava la strada che collegava Antunum e Lucus Angitiae, prosperò un paese non di recente ma di remota fondazione. Quelle rovine attestano nel territorio di Civitella Roveto l’esistenza di un’antica località, che il tempo seppellì inesorabilmente.

Qualcuno ha creduto identificare Civitella Roveto con l’antica Fresilia, di cui parla Tito Livio, occupata con Milionia e con Plestinia dai Romani nel 302 avanti Cristo. Qualche altro storico ritiene che alla sinistra del Liri, nei pressi di Civitella Roveto, sorgesse un famoso tempio dei Marsi, dedicato alla dea Vesuna o Vacuna o Vittoria, alla quale era sacro il maiale. lo non sono troppo propenso ad accettare le due ultime affermazioni, però mi sembra anche di non essere molto ardito se affermiamo che nel territorio dell’odierno Comune di Civitella Roveto si svolse una vita lontana nel tempo e che non bisognò aspettare qualche secolo prima del Mille per trovare abitanti anche in territorio di Civitella Roveto e in altri territori di Valle Roveto, nella quale è accertata finora, nei periodi della Repubblica e dell’Impero di Roma, soltanto l’esistenza di Antino, l’attuale Civita d’Antino. lo voglio augurarmi che progrediscano gli studi archeologici e storici sulla Valle Roveto e che i posteri vedano e sappiano cose, rimaste finora a noi nascoste; ma essi conoscano almeno che noi abbiamo preveduto la gioia delle toro future scoperte. Quanti gli abitanti di Civitella nel 1173? Come ricaviamo dal Catalogo dei Baroni, contava allora presso a poco appena 250 abitanti. Nel 1278 vi sostò il 20 giugno Carlo d’Angiò. Ai tempi di Carlo V aveva Civitella Roveto 705 abitanti, 845 nel 1595, 980 nel 1617, 845 nel 1648; discesero bruscamente a 480 i suoi abitanti nel 1663, risalirono a 550 nel 1669, a 1282 nel 1779, scesero di nuovo a 1040 nel 1806, divennero 1363 nel 1838. Prima dell’avvento di Giuseppe Napoleone e di Gioacchino Murat al Regno di Napoli, cioè prima del 1806, venivano eletti in pubblico parlamento ad amministratori del Comune tre <<massari>>. Quando per ordine di Carlo III, re delle due Sicilie, fu con bando del 1741 ordinato in Civitella Roveto, come in tutti gli Università della valle, di nominare dei cittadini onde procedere alla formazione del nuovo Catasto e «ripartire il peso pro rata delle tasse, secondo le sostanze di ciascuno, e non gravare solo la povera gente », gli abitanti di Valle Roveto vi­vevano in non floride condizioni a causa della non equa riparti­zione delle tasse. Era governatore in quell’anno di Civitella Roveto Michele d’Alesio. Non solo a Civitella, ma in ogni Comune di Valle Roveto, furono subito eletti deputati del luogo e stimatori agrimensori; si formò così il Catasto, il famoso Onciario, di cui spesso abbiamo sentito parlare nella nostra fanciullezza. Di quei catasti esiste una copia ancora nell’Archivio di Stato di Napoli. Faceva parte della Commissione dei catasti anche un rappresentante del clero locale. Tornando a Civitella, la prima riunione fu tenuta il 16 settembre del 1741, ma il Catasto del febbraio del 1744.

Lo stemma di Civitella, che fu sede della Baronia di Valle Roveto, non poteva differire da quello degli altri paesi della valle, soggetti alla famiglia Colonna. Nel centro dello stemma, circondato da arabeschi, che ornano l’ovale, si leva slanciata, sormontata da una corona, una colonna con base e capitello. Tanto risulta dall’Archivio di Stato di Napoli, Sezione Amministrativa, dal Catasto Onciario n. 3002 dell’anno 1741. Nel 1810, quando per qualche anno anche Castellafiume e Pagliara, assieme a Pescocanale, a Canistro e a Meta, fecero capo al Comune centrale di Civitella Roveto, il Comune complessivamente aveva 3578 abitanti, così distribuiti: 1033 a Civitella Roveto, 377 a Meta, 608 a Canistro, 169 a Pescocanale, 1026 a Castellafiume e 365 a Pagliara. Nel 1812, Civitella Roveto, senza Castellafiume e Pagliara, tra con Canistro, Meta e Pescocanale aveva 2260 abitanti, 2559 nel 1817, 2585 nel 1820. Nel 1831 e nel 1839, senza Pescocanale che era passato a far parte di Capistrello, Civitella Roveto ebbe rispettivamente 2570 e 2748 abitanti. Nel 1854 anche Canistro si distaccò da Civitella Roveto, che restò fino ad oggi con la sola frazione di Meta. La popolazione in cifre dopo i censimenti tenuti in Italia dal 1861 del Comune di Civitella Roveto assieme a Meta sono i se­guenti: 2290 abitanti nel 1861, 2098 nel 1871, 2108 nel 1881, 2553 nel 1901, 2452 nel 1911, 3033 nel 1921, 2279 nel 1931, 2793 nel 1936, 3362 nel 1951, 3110 nel 1961. L’altezza sul livello del mare di Civitella Roveto è di m. 562, mentre il Borgo si trova, nella parte più bassa, a m.519. Civitella Roveto fu una delle sedi dei governatori dello Stato di Tagliacozzo sotto il dominio dei Colonna. Altri governatori risiedevano a Carsoli, ad Avezzano, a Magliano dei Marsi, alla Scurcola e a Luco dei Marsi. Un Vice duca ed un Uditore avevano sede a Tagliacozzo, mentre il Vice conte si trovava ad Albe. Per la storia riporto qui i governatori di Civitella Roveto dal 1770 al 1794: Ignazio Mezzanotte nel 1770, Angelantonio Panico nel 1771, ancora Ignazio Mezzanotte nel 1772, Roccantonio Rossi (poi rimosso) nel 1773, Giuseppe Antonio Nanni di Avezzano nel 1774, Domenico Fonzi di Orsogna nel 1775, Prospero Cristoforo nel 1776, Giovanni Colacicchi di Avezzano nel 1777, Saverio Franci nel 1778, Luigi Ciofani nel 1779, di nuovo Giuseppe Antonio Nanni nel 1780, Nicola Ferrante nel 1781, Celentani Antonio di Nocera dei Pagani e Lanciano Baldassarre di Pentima negli anni 1782 e 1783, Canofari Giuseppe di Montereale nel 1784, Amati Giovanni di Celano nel 1786, Zianni Pier Celestino nel 1787, Cimorrone Pietro Antonio dell’Aquila nel 1788, Ciaburro Gabriele nel 1790, Camilli Giuseppe dell’Aquila nel 1791, Cini Domenico di Castel di Sangro nel 1792, ancora Ciaburro Gabriele nel 1793, Recchia Tommaso (rimosso) e Costantini Giuseppe di Città Ducale nel 1794. Da una notizia presa nell’Archivio vescovile di Sora si apprende che esisteva a Civitella nel 1600 la Curia della Valle con Archivio. Dove è andato a finire questo Archivio? A partire dalla proclamazione dell’Unità d’Italia, finché si elessero i Deputati al parlamento Italiano con il sistema del collegio uninominale, la Valle Roveto appartenne al collegio elettorale di Pescina. Oggi fa parte della circoscrizione elettorale d’Abruzzo. Il Mandamento di Civitella Roveto aveva una popolazione complessiva di 8262 abitanti nel 1806, di 12381 nel 1838, di 13998 nel 1861, di 13105 nel 1871, di 12670 nel 1881, di 14581 nel 1901, di 13715 nel 1911, di 14784 nel 1921, di 14594 nel 1931, di 15966 nel 1936. Gli abitanti del Mandamento secondo i due ultimi censimenti nazionali sono stati rispettivamente di 16918 nel 1951 e di 15191 nel 1961. Vanno ricercati la poca densità per chilometro quadrato della popolazione di Valle Roveto e il piccolo o quasi nullo aumento di essa, negli ultimi quattro secoli, nella povera economia di questa terra, nella mancanza di risorse, nella poco sviluppata rete stradale, nell’assenza di una industria qualsiasi che dia lavoro ai suoi figli, nella scarsa fertilità del suo suolo. Dal XVI secolo in poi, aumento di abitanti ce n’è stato ben poco, spesso anzi si sono registrate improvvise e spaventose diminuzioni, dovute a malattie contagiose, che decimarono, come attorno alla seconda metà del secolo XVII, le nostre popolazioni. Dalla fine poi del secolo XIX ad oggi, la causa della quasi stasi della popolazione del Mandamento di Civitella Roveto va attribuita all’esodo continuo, progressivo di nostri concittadini, che hanno trovato, come ho avuto occasione di dire in altre pagine di questo libro, lavoro e fortuna in città italiane, specialmente a Roma o in Europa o in America o anche in Africa e in Australia. Molti di quest’ultimi, espatriati da tempo con le loro famiglie, sono diventati cittadini dei paesi che li hanno ospitati, e ormai non torneranno più nella terra di origine, che fu la patria ove nacquero e la patria dei loro avi. E torno al paese di Civitella; quando essa fu il capoluogo della Baronia, il governatore aveva la sua sede in un palazzo, edificato nel punto più alto del paese, a circa 100 passi dalla chiesa parrocchiale.

Fu chiamato il Palazzetto (Palazzitto nel dialetto civitellese), trasformato più tardi in Carceri mandamentali, fino al 1915. Nella sede comunale di Civitella Roveto ancora si conserva una lapide, forse un giorno murata nel palazzo del governatore o nella sede dell’antico Comune. La lapide era dedicata alla memoria del condottiero Pompeo Colonna e di Giulia Colonna. Al terremoto del 1915 subì il palazzo del governatore gravi danni e fu abbandonato. Oggi sulla sua area è stato costruito da privati un magnifico palazzo moderno, come un piccolo castello. Tutto il parse riportò molti danni al terremoto della Marsica, per cui, mancando nell’antica Civitella area edificatoria, sorse nella zona al di là del Liri, al di sopra della Nazionale 82, congiunto con le poche case del Borgo, un nuovo paese, che va trasformando le vecchie baracche in belle e comode abitazioni. I morti di Civitella al terremoto furono 20. I caduti di Civitella Roveto alla prima guerra mondiale 34, alla guerra etiopica 2, alla seconda guerra mondiale con i dispersi 30. In seguito ai bombardamenti aerei di quest’ultima si ebbe una vittima fra i civili. La popolazione civitellese aveva abbandonato quasi tutta il paese durante le azioni belliche, svolte dal dicembre del 1943 al giugno del 1944. Quando nel 1806 fu abolito il feudalesimo, Civitella divenne Circondario e comprese i tre Comuni riuniti di Civitella Roveto, di Civita d’Antino e di Balsorano. A Civitella Roveto furono uniti i Comuni di Meta, di Canistro, di Pescocanale, di Castellafiume e di Pagliara; a Balsorano i Comuni di Roccavivi, di Rendinara e di S. Giovanni Valleroveto; a Civita d’Antino i Comuni di S. Vincenzo Valleroveto, di Morrea, di Castronovo e Morino. Fino al 1811 il Circondario di Civitella Roveto fece parte del Distretto di Sulmona, da quell’anno fino all’Unità d’Italia del Distretto di Avezzano. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia Civitella Roveto è stata sempre capoluogo di Mandamento e fu sempre il suo Mandamento compreso nel Circondario di Avezzano fino all’abolizione delle Sotto-Prefetture. Tutta la Valle Roveto appartenne all’Abruzzo Ultra finché restò la divisione in Abruzzo Ultra e in Abruzzo Citra. L’Aquila è la sua provincia. Civitella Roveto è unita al Borgo Liri da un bel ponte di pietra, che fu costruito nel 1875, quando era sindaco del paese Pietrantonio Corsetti. Il Consiglio Provinciale, che aveva sempre rimandato ad altra epoca la ricostruzione di quell’opera tanto necessaria, soltanto nel 1875 giunse, anche col concorso dello Stato e del Comune di Civitella Roveto, alla realizzazione del ponte. Esso costò 41000 lire! L’opera fu disegnata e diretta, come dice una lapide posta sul parapetto del ponte, dall’architetto Lodovico Bartolini di Firenze. Per lunghi 25 anni si restò con un semplice ponte di legno. Un altro ponte di legno era stato travolto da una spaventosa alluvione il 24 ottobre 1850. A Civitella Roveto una giornata è attesa da tutti. A quel giorno sono rivolti i loro occhi, a quel giorno guardano con nostalgia i presenti e i lontani: al 24 giugno, alla festa di S. Giovanni. La festa di S. Giovanni, che viene celebrata con particolare solennità a Civitella, è un po’ la festa anche dei paesi più vicini: di Morino, di Civita d’Antino, di Meta, di Canistro, di Capistrello; ma anche S. Vincenzo e Balsorano non sono assenti, anzi, anche da Avezzano e da Sora vengono in tanti a Civitella quel giorno. Il 24 giugno per questo paese, che da secoli, per la posizione centrale e più comoda, è stato il capoluogo della valle, ha un fascino tutto particolare. In genere tutti i civitellesi, residenti a Roma o altrove, cercano un permesso, interrompono la loro attività, fanno qualunque sacrificio, trascurano anche i loro affari pur di trovarsi in paese la sera del 23 giugno ed essere presenti la mattina del 24. C’è ancora di più: da qualche anno civitellesi residenti in America tornano per quel giorno in aereo a rivivere la felicità degli anni della loro fanciullezza. La mattina del 24 giugno il paese si sveglia prestissimo. Molti prima dell’alba, altri nelle prime ore del giorno, quasi tutti, prima delle ore sei, sono andati a lavarsi alle acque del Liri. Più tardi, mentre affluisce gente con tutti i mezzi dai paesi vicini, si assiste allo spettacolo commovente di una fede, che dura da secoli. Alla manifestazione partecipa tutta la popolazione. La bella statua di S. Giovanni viene portata processionalmente dalla chiesa parrocchiale del vecchio paese al Borgo Liri. Qui, dal balcone della Casa comunale oggi, dal balcone di una casa privata prima, un sacerdote rievoca il battesimo del Giordano. Da quarantadue anni, quasi ininterrottamente, ha avuto la gioia chi scrive di vivere quell’ora di entusiasmo e di parlare al popolo. Alla fine dell’orazione spari di granate che non finiscono mai, poi il ritorno del Santo nella sua chiesa. La festa prosegue animata per tutta la giornata e senza soste fino alla tarda sera. Alcuni giorni dopo il 24 giugno, si è soliti dare al Borgo una piccola festa. Al di là del fiume, a sinistra del Liri, c’è in leggero pendio da tre secoli la chiesetta della Madonna delle Grazie. Si è sempre celebrata la sua festa, da tempo immemorabile, il 2 luglio o la domenica più adatta di questo mese. Così anche in questa circostanza, gli abitanti di Civitella Roveto e del Borgo, come sempre, partecipando alla festa senza rivalità, continuano le loro tradizioni e riaffermano l’amore, in perfetta unione di spiriti, alla stessa terra. Nella prima domenica di luglio si perpetua da molti decenni a Civitella Roveto un’altra tradizione. Un pellegrinaggio di civitellesi, a cui dall’altro versante si uniscono pellegrini di Luco e di Trasacco, sale, partendo nella notte fonda dal paese, alla cima del Monte Bello, su cui è piantata una grossa croce di legno. Davanti ad essa, su un altare portatile improvvisato, un sacerdote celebra la Messa. Si è arrivati lassù poco dopo la levata del sole. Poi la colazione dei partecipanti all’aria purissima e fresca della montagna, infine il ritorno in paese prima di mezzogiorno. Circa mezzo secolo fa un fulmine schiantò quella croce, ma i fedeli di Civitella immediatamente riportarono lassù sulle spalle, partendo dal paese, un’altra croce, più grossa della prima. Passando all’economia di Civitella Roveto, bisogna subito dire che i prodotti del suolo, non molto fertile, non bastano al fabbisogno della popolazione. Discreta è la produzione del grano e del granturco. Vigne non mancano e vi sono, specialmente sulle colline, alla riva sinistra del fiume, alcuni oliveti. Nei tempi passati si coltivava anche la canapa lungo le strisce di terra in piano, poste alle rive del Liri. Esisteva un tempo per la macinazione delle olive un frantoio a trazione animale. Abbondano le piante dei fichi e i castagneti. Anche le castagne di Civitella, le roscette, come quelle di Canistro, sono ottime e molto ricercate. Le scarse risorse del paese hanno costretto molti civitellesi dalla fine del secolo scorso ad emigrare nell’America del Sud (Argen­tina specialmente) e nell’America del Nord (Stati Uniti e Canada). Oggi molti civitellesi lavorano anche in Australia e in Europa, come nella Francia, nella Svizzera e nella Germania. Originario di Civitella Roveto fu anche Enrico Mattei, scomparso tragicamente nel 1962. A lui, figlio di un civitellese, del maresciallo Antonio Mattei, aveva con voto unanime il Consiglio municipale di Civitella Roveto conferito alcuni anni prima la cittadinanza onoraria.  (Note sull’autore e copyleft)

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