Il Novecento e la Valle Roveto | Storiografia della Valle Roveto

La Valle Roveto trascinava grama la vita alla fine del secolo XIX e anche al principio del nostro. Poche le famiglie privilegiate nelle quali si accentravano le scarse ricchezze della sua terra. I contadini, i piccoli proprietari, i coloni non riuscirono mai a procurare il necessario per se e per la loro famiglia. I pastori stessi, che abitavano in primitive casupole alle pendici dei monti, vissero con le loro famiglie sempre ai margini della vita e i pochi artigiani che esercitavano da tempo un mestiere, tramandato di generazione in generazione, continuando, come gli antenati, a stentare una esistenza, che non procurò loro mai un vero benessere, e permise soltanto di vivere alla meno peggio e trasmettere ai figli solo un’arte faticosa, avara di soddisfazioni. Così tutti i paesi di Valle Roveto cominciarono a spopolarsi. Protesi alla ricerca di lavoro e di un benessere invano atteso da secoli fra i propri monti, gruppi sempre più numerosi di nostri concittadini lasciarono la valle e tentarono la fortuna nelle due Americhe. Spesso famiglie intere si trasferirono al di là dell’oceano per non far più ritorno fra noi. Qualche paese, come Civita d’Antino, vide in breve tempo addirittura dimezzata la sua popolazione. A qualcuno potrà sembrare esagerata la pagina che andiamo scrivendo; invece è il racconto di una triste realtà. E neppure si dica che poteva anche essere taciuta la condizione di abbandono e di miseria alla quale fu costretta la nostra terra. Lo storico ha l’obbligo di rivelare ai posteri la verità, non solo perché, facendo diversamente, rischierebbe di tradire Ia sua missione, ma anche perché quelli, che vivono oggi nell’abbondanza e nella prosperità, stabilendo un raffronto con quelle generazioni, non conoscerebbero i sacrifici e gli stenti che resero difficile l’esistenza dei padri. In quei tempi le condizioni di vita erano miserabili, il denaro poco circolava, difficilmente si riusciva a far fronte ai piccoli debiti contratti nell’estremo bisogno: di tale disagio e di questa miseria era sempre pronto a profittare chi e abituato a speculare sulla povera gente. Inoltre scarsa l’alimentazione, trascurata l’igiene, troppo vecchie e malsane le abitazioni. qualcuno di noi che ricorda appena come un sogno l’emozione di questo secolo, deve confessare sinceramente che una differenza abissale corre tra l’epoca dei padri e l’epoca che viviamo. Tale era dunque la situazione generale di Valle Roveto quando la mattina del 13 gennaio 1915, pochi minuti prima delle otto di mattina, una immane sciagura colpì la Marsica, la Valle Roveto e la Valle del Liri.

In pochi secondi un terremoto violento e distruttore seminò nei nostri paesi la rovina, la desolazione e la morte. Qualche paese fu raso al suolo, altri paesi ebbero danni ingenti, molte chiese crollarono e seppellirono sotto le macerie il sacerdote che celebrava la messa e i fedeli che la stavano seguendo. Gravissima fu la prova e ancora una volta Valle Roveto sperimento la durezza della mala sorte e le avverse potenze della natura. L’opera di soccorso organizzata dallo Stato Italiano a favore dei sinistrati fu immediata ed efficace. Reparti dell’esercito coadiuvati dai sopravvissuti, che cercavano fra le macerie i loro cari, si trovavano già dopo poche ore dal disastro nelle nostre zone a scavare dalle rovine le persone sepolte, salvandone molte dalla morte. Non meno generosa fu una gara di solidarietà di tutta Italia in favore delle zone terremotate. In uno slancio cristiano, patriottico e umano le città d’Italia diedero ancora una volta una prova che la sventura unisce e affratella tutti gli Italiani. La nazione venne incontro a tutti i colpiti dal terremoto. Per alcuni mesi essa pensò a dare vesti e sostentamento alle popolazioni rimaste senza mezzi e senza tetto. Vennero tende, furono distribuite coperte, arrivarono viveri per tutti i senzatetto. Provvisorie baracche di legno misero dappertutto, poi furono approvate leggi speciali che ripararono o ricostruivano a spese dello Stato le case danneggiate o distrutte. Intanto, pochi mesi dopo il terremoto, il 24 maggio del 1915, l’Italia entrava in guerra contro l’Austria per il ritorno alla Madre Patria di Trento e Trieste. In quella guerra di redenzione 301 furono i caduti in guerra appartenenti ai sei Comuni di Valle Roveto. Nei capoluoghi e nelle frazioni lapidi o monumenti ricordano oggi i nomi di quei valorosi, morti per la patria. Subito dopo la fine della prima guerra mondiale ecco un’altra calamità, Ia febbre spagnola, che fece numerose vittime anche tra noi. Poi si riprese nella Valle Roveto il lavoro di sempre e la nostra terra accarezzò invano la speranza di un avvenire migliore. Nel periodo che seguì la prima guerra mondiale qualche progresso nell’ economia locale si ebbe e la continua emorragia dell’emigrazione si arrestò alquanto, anche se non completamente; ma il tenore di vita della nostra popolazione rimase presso a poco quello di prima. I privilegiati sempre pochi. Gli altri, magari in numero più limitato, tentavano altrove la fortuna, come l’avevano tentata le due generazioni precedenti. Nei cieli di Europa intanto si andavano addensando fosche nubi minacciando la pace. Infatti, anche se prevenuta da molti, scoppiò la seconda guerra mondiale, in precedenza più volte scongiurata all’ultimo momento.

Anche l’Italia fu coinvolta dopo circa un anno nell’immane conflitto. E la Valle Roveto, che già sapeva gli stenti del razionamento e le paure del coprifuoco, divenne, in un certo momento, con la Campania, l’Abruzzo e il Lazio, teatro di guerra. Dopo l’8 settembre 1943 e l’invasione della Sicilia e dell’Italia meridionale da parte dell’esercito anglo-americano, attraversarono in continuazione la Valle Roveto armi ed armati, mentre il suo cielo veniva solcato da stormi e stormi di apparecchi, i quali bombardavano spesso l’arteria principale della valle, la Nazionale 82, per cui passavano molti dei rifornimenti delle truppe tedesche. Tutti ricordano le sofferenze dei nostri paesi dal settembre 1943 al principio del giugno de1 1944. Valle Roveto diventò terra di nessuno; occupata dalle truppe tedesche, non molto distante dal fronte di Cassino, fu dimenticata dal Governo responsabile, che si era riformato in Alta Italia dopo gli avvenimenti del 25 luglio e dell’8 settembre 1943. Gli abitanti dei nostri paesi, abbandonati al loro destino, senza mezzi e senza grandi risorse, consumarono in breve le provviste, accumulate con difficoltà, trascorrendo quei mesi nella paura e tra gravi disagi. Gli abitanti di fondo valle, specialmente negli ultimi giorni che vedettero il passaggio degli anglo americani, si videro costretti dagli eventi ad abbandonare le case e a trovare nei paesi situati più in alto asilo e salvezza. Quando si scatenò dal sud l’offensiva anglo-americana che portò alla rottura del fronte di Cassino, la nostra popolazione era giunta agli estremi di ogni resistenza: cominciava a mancare anche il puro necessario, mentre già da qualche mese difettavano carne, condimenti, sale, perfino i fiammiferi. Non era una rarità incontrare uomini e donne dal volto emaciato e patito, con i segni esterni della fame e della sofferenza. La liberazione della Valle Roveto, che aveva conosciuto i rigori di quell’inverno e le ristrettezze dei beni di consumo, il terrore della rappresaglia tedesca, le paure notturne e diurne di eventuali e improvvisi bombardamenti aerei, avvenne ai primi giorni del giugno del 1944. Civitella Roveto fu occupata dalle truppe neozelandesi l’8 giugno. Non è facile dare una quadro anche vago della valle in quei giorni e in quei mesi dell’ occupazione tedesca. In tutti la volontà di sopravvivere, in tutti il desiderio di avere più a lungo i mezzi di sussistenza, in tutti la speranza nella fine di una situazione, densa di pericoli e di minacce. Spesso qualche irresponsabile, nell’intento di danneggiare le truppe occupanti, provocava da parte di queste, contro cittadini innocenti, rappresaglie e minacce.

Per i casolari sparsi delle campagne si nascondevano dal settembre del 1943 prigionieri inglesi, che continuamente venivano ricercati e rastrellati dai soldati tedeschi; spie ardimentose si aggiravano anche nella nostra valle col mandato di comunicare oltre il fronte la situazione interna o i movimenti militari e donne più intraprendenti, nella penuria generale di viveri e nella mancanza delle cose più indispensabili, si spingevano al di la dei confini della valle, per tornarvi poi con provviste e rendere meno disagiata la vita dei suoi abitanti, anche se veniva rivenduto tutto a prezzi proibitivi; avventurieri spesso passavano per i viottoli delle campagne, propalando notizie allarmanti o annunziando prossima la fine della guerra. Quando ai primi giorni di giugno del 1944 ripassarono in ritirata le truppe tedesche, dirette verso nuove linee di difesa, saltarono in aria durante la notte, già in precedenza minati, i ponti della ferrovia Roccasecca – Avezzano e della Nazionale S.S. 82, che avevano assistito per mesi e mesi ai passaggio di soldati e di carri armati. Numerosi furono in quei mesi i bombardamenti che avevano lo scopo di colpire soprattutto i carri, diretti dalle retrovie al fronte di Cassino: non si contarono i bombardamenti a tappeto sul tratto della strada Nazionale S.S. 82, che lungo il muraglione da Canistro porta a Capistrello, da parte dell’aviazione anglo-americana, nel tentativo di interrompere le comunicazioni e ritardare i rifornimenti alle truppe tedesche. La guerra con la sconfitta lasciò solo rovine, la desolazione e la miseria. La popolazione di Valle Roveto, ancora terrorizzata rientrò nelle sue case senza risorse e senza mezzi. Di questa miseria e di tanto bisogno profittavano gli speculatori. Cominciava la borsa nera; una pagina antipatica nella storia nostra recente. Ma era già una grossa fortuna averla fatta franca fra tanti pericoli. Si riprese da capo a costruire, a vivere liberamente, a sperare nell’avvenire.  (Note sull’autore e copyleft)  Storiografia della Valle Roveto | Ritorna all’indice

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